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 PARADISO CANTO 13

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MessaggioTitolo: PARADISO CANTO 13   Dom Feb 08, 2009 1:32 am

13. 1 Imagini, chi bene intender cupe
13. 2 quel ch'i' or vidi - e ritegna l'image,
13. 3 mentre ch'io dico, come ferma rupe -,

13. 4 quindici stelle che 'n diverse plage
13. 5 lo ciel avvivan di tanto sereno
13. 6 che soperchia de l'aere ogne compage;

13. 7 imagini quel carro a cu' il seno
13. 8 basta del nostro cielo e notte e giorno,
13. 9 sì ch'al volger del temo non vien meno;

13. 10 imagini la bocca di quel corno
13. 11 che si comincia in punta de lo stelo
13. 12 a cui la prima rota va dintorno,

13. 13 aver fatto di sé due segni in cielo,
13. 14 qual fece la figliuola di Minoi
13. 15 allora che sentì di morte il gelo;

13. 16 e l'un ne l'altro aver li raggi suoi,
13. 17 e amendue girarsi per maniera
13. 18 che l'uno andasse al primo e l'altro al poi;

13. 19 e avrà quasi l'ombra de la vera
13. 20 costellazione e de la doppia danza
13. 21 che circulava il punto dov'io era:

13. 22 poi ch'è tanto di là da nostra usanza,
13. 23 quanto di là dal mover de la Chiana
13. 24 si move il ciel che tutti li altri avanza.

13. 25 Lì si cantò non Bacco, non Peana,
13. 26 ma tre persone in divina natura,
13. 27 e in una persona essa e l'umana.

13. 28 Compié 'l cantare e 'l volger sua misura;
13. 29 e attesersi a noi quei santi lumi,
13. 30 felicitando sé di cura in cura.

13. 31 Ruppe il silenzio ne' concordi numi
13. 32 poscia la luce in che mirabil vita
13. 33 del poverel di Dio narrata fumi,

13. 34 e disse: «Quando l'una paglia è trita,
13. 35 quando la sua semenza è già riposta,
13. 36 a batter l'altra dolce amor m'invita.

13. 37 Tu credi che nel petto onde la costa
13. 38 si trasse per formar la bella guancia
13. 39 il cui palato a tutto 'l mondo costa,

13. 40 e in quel che, forato da la lancia,
13. 41 e prima e poscia tanto sodisfece,
13. 42 che d'ogne colpa vince la bilancia,

13. 43 quantunque a la natura umana lece
13. 44 aver di lume, tutto fosse infuso
13. 45 da quel valor che l'uno e l'altro fece;

13. 46 e però miri a ciò ch'io dissi suso,
13. 47 quando narrai che non ebbe 'l secondo
13. 48 lo ben che ne la quinta luce è chiuso.

13. 49 Or apri li occhi a quel ch'io ti rispondo,
13. 50 e vedrai il tuo credere e 'l mio dire
13. 51 nel vero farsi come centro in tondo.

13. 52 Ciò che non more e ciò che può morire
13. 53 non è se non splendor di quella idea
13. 54 che partorisce, amando, il nostro Sire;

13. 55 ché quella viva luce che sì mea
13. 56 dal suo lucente, che non si disuna
13. 57 da lui né da l'amor ch'a lor s'intrea,

13. 58 per sua bontate il suo raggiare aduna,
13. 59 quasi specchiato, in nove sussistenze,
13. 60 etternalmente rimanendosi una.

13. 61 Quindi discende a l'ultime potenze
13. 62 giù d'atto in atto, tanto divenendo,
13. 63 che più non fa che brevi contingenze;

13. 64 e queste contingenze essere intendo
13. 65 le cose generate, che produce
13. 66 con seme e sanza seme il ciel movendo.

13. 67 La cera di costoro e chi la duce
13. 68 non sta d'un modo; e però sotto 'l segno
13. 69 ideale poi più e men traluce.

13. 70 Ond'elli avvien ch'un medesimo legno,
13. 71 secondo specie, meglio e peggio frutta;
13. 72 e voi nascete con diverso ingegno.

13. 73 Se fosse a punto la cera dedutta
13. 74 e fosse il cielo in sua virtù supprema,
13. 75 la luce del suggel parrebbe tutta;

13. 76 ma la natura la dà sempre scema,
13. 77 similemente operando a l'artista
13. 78 ch'a l'abito de l'arte ha man che trema.

13. 79 Però se 'l caldo amor la chiara vista
13. 80 de la prima virtù dispone e segna,
13. 81 tutta la perfezion quivi s'acquista.

13. 82 Così fu fatta già la terra degna
13. 83 di tutta l'animal perfezione;
13. 84 così fu fatta la Vergine pregna;

13. 85 sì ch'io commendo tua oppinione,
13. 86 che l'umana natura mai non fue
13. 87 né fia qual fu in quelle due persone.

13. 88 Or s'i' non procedesse avanti piùe,
13. 89 "Dunque, come costui fu sanza pare?"
13. 90 comincerebber le parole tue.

13. 91 Ma perché paia ben ciò che non pare,
13. 92 pensa chi era, e la cagion che 'l mosse,
13. 93 quando fu detto "Chiedi", a dimandare.

13. 94 Non ho parlato sì, che tu non posse
13. 95 ben veder ch'el fu re, che chiese senno
13. 96 acciò che re sufficiente fosse;

13. 97 non per sapere il numero in che enno
13. 98 li motor di qua sù, o se *necesse*
13. 99 con contingente mai *necesse* fenno;

13.100 non *si est dare primum motum esse*,
13.101 o se del mezzo cerchio far si puote
13.102 triangol sì ch'un retto non avesse.

13.103 Onde, se ciò ch'io dissi e questo note,
13.104 regal prudenza è quel vedere impari
13.105 in che lo stral di mia intenzion percuote;

13.106 e se al "surse" drizzi li occhi chiari,
13.107 vedrai aver solamente respetto
13.108 ai regi, che son molti, e ' buon son rari.

13.109 Con questa distinzion prendi 'l mio detto;
13.110 e così puote star con quel che credi
13.111 del primo padre e del nostro Diletto.

13.112 E questo ti sia sempre piombo a' piedi,
13.113 per farti mover lento com'uom lasso
13.114 e al sì e al no che tu non vedi:

13.115 ché quelli è tra li stolti bene a basso,
13.116 che sanza distinzione afferma e nega
13.117 ne l'un così come ne l'altro passo;

13.118 perch'elli 'ncontra che più volte piega
13.119 l'oppinion corrente in falsa parte,
13.120 e poi l'affetto l'intelletto lega.

13.121 Vie più che 'ndarno da riva si parte,
13.122 perché non torna tal qual e' si move,
13.123 chi pesca per lo vero e non ha l'arte.

13.124 E di ciò sono al mondo aperte prove
13.125 Parmenide, Melisso e Brisso e molti,
13.126 li quali andaro e non sapean dove;

13.127 sì fé Sabellio e Arrio e quelli stolti
13.128 che furon come spade a le Scritture
13.129 in render torti li diritti volti.

13.130 Non sien le genti, ancor, troppo sicure
13.131 a giudicar, sì come quei che stima
13.132 le biade in campo pria che sien mature;

13.133 ch'i' ho veduto tutto 'l verno prima
13.134 lo prun mostrarsi rigido e feroce;
13.135 poscia portar la rosa in su la cima;

13.136 e legno vidi già dritto e veloce
13.137 correr lo mar per tutto suo cammino,
13.138 perire al fine a l'intrar de la foce.

13.139 Non creda donna Berta e ser Martino,
13.140 per vedere un furare, altro offerere,
13.141 vederli dentro al consiglio divino;
13.142 ché quel può surgere, e quel può cadere».
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