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 PARADISO CANTO 19

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MessaggioTitolo: PARADISO CANTO 19   Dom Feb 08, 2009 1:29 am

19. 1 Parea dinanzi a me con l'ali aperte
19. 2 la bella image che nel dolce *frui*
19. 3 liete facevan l'anime conserte;

19. 4 parea ciascuna rubinetto in cui
19. 5 raggio di sole ardesse sì acceso,
19. 6 che ne' miei occhi rifrangesse lui.

19. 7 E quel che mi convien ritrar testeso,
19. 8 non portò voce mai, né scrisse incostro,
19. 9 né fu per fantasia già mai compreso;

19. 10 ch'io vidi e anche udi' parlar lo rostro,
19. 11 e sonar ne la voce e «io» e «mio»,
19. 12 quand'era nel concetto e "noi" e "nostro".

19. 13 E cominciò: «Per esser giusto e pio
19. 14 son io qui essaltato a quella gloria
19. 15 che non si lascia vincere a disio;

19. 16 e in terra lasciai la mia memoria
19. 17 sì fatta, che le genti lì malvage
19. 18 commendan lei, ma non seguon la storia».

19. 19 Così un sol calor di molte brage
19. 20 si fa sentir, come di molti amori
19. 21 usciva solo un suon di quella image.

19. 22 Ond'io appresso: «O perpetui fiori
19. 23 de l'etterna letizia, che pur uno
19. 24 parer mi fate tutti vostri odori,

19. 25 solvetemi, spirando, il gran digiuno
19. 26 che lungamente m'ha tenuto in fame,
19. 27 non trovandoli in terra cibo alcuno.

19. 28 Ben so io che, se 'n cielo altro reame
19. 29 la divina giustizia fa suo specchio,
19. 30 che 'l vostro non l'apprende con velame.

19. 31 Sapete come attento io m'apparecchio
19. 32 ad ascoltar; sapete qual è quello
19. 33 dubbio che m'è digiun cotanto vecchio».

19. 34 Quasi falcone ch'esce del cappello,
19. 35 move la testa e con l'ali si plaude,
19. 36 voglia mostrando e faccendosi bello,

19. 37 vid'io farsi quel segno, che di laude
19. 38 de la divina grazia era contesto,
19. 39 con canti quai si sa chi là sù gaude.

19. 40 Poi cominciò: «Colui che volse il sesto
19. 41 a lo stremo del mondo, e dentro ad esso
19. 42 distinse tanto occulto e manifesto,

19. 43 non poté suo valor sì fare impresso
19. 44 in tutto l'universo, che 'l suo verbo
19. 45 non rimanesse in infinito eccesso.

19. 46 E ciò fa certo che 'l primo superbo,
19. 47 che fu la somma d'ogne creatura,
19. 48 per non aspettar lume, cadde acerbo;

19. 49 e quinci appar ch'ogne minor natura
19. 50 è corto recettacolo a quel bene
19. 51 che non ha fine e sé con sé misura.

19. 52 Dunque vostra veduta, che convene
19. 53 esser alcun de' raggi de la mente
19. 54 di che tutte le cose son ripiene,

19. 55 non pò da sua natura esser possente
19. 56 tanto, che suo principio discerna
19. 57 molto di là da quel che l'è parvente.

19. 58 Però ne la giustizia sempiterna
19. 59 la vista che riceve il vostro mondo,
19. 60 com'occhio per lo mare, entro s'interna;

19. 61 che, ben che da la proda veggia il fondo,
19. 62 in pelago nol vede; e nondimeno
19. 63 èli, ma cela lui l'esser profondo.

19. 64 Lume non è, se non vien dal sereno
19. 65 che non si turba mai; anzi è tenebra
19. 66 od ombra de la carne o suo veleno.

19. 67 Assai t'è mo aperta la latebra
19. 68 che t'ascondeva la giustizia viva,
19. 69 di che facei question cotanto crebra;

19. 70 ché tu dicevi: "Un uom nasce a la riva
19. 71 de l'Indo, e quivi non è chi ragioni
19. 72 di Cristo né chi legga né chi scriva;

19. 73 e tutti suoi voleri e atti buoni
19. 74 sono, quanto ragione umana vede,
19. 75 sanza peccato in vita o in sermoni.

19. 76 Muore non battezzato e sanza fede:
19. 77 ov'è questa giustizia che 'l condanna?
19. 78 ov'è la colpa sua, se ei non crede?"

19. 79 Or tu chi se', che vuo' sedere a scranna,
19. 80 per giudicar di lungi mille miglia
19. 81 con la veduta corta d'una spanna?

19. 82 Certo a colui che meco s'assottiglia,
19. 83 se la Scrittura sovra voi non fosse,
19. 84 da dubitar sarebbe a maraviglia.

19. 85 Oh terreni animali! oh menti grosse!
19. 86 La prima volontà, ch'è da sé buona,
19. 87 da sé, ch'è sommo ben, mai non si mosse.

19. 88 Cotanto è giusto quanto a lei consuona:
19. 89 nullo creato bene a sé la tira,
19. 90 ma essa, radiando, lui cagiona».

19. 91 Quale sovresso il nido si rigira
19. 92 poi c'ha pasciuti la cicogna i figli,
19. 93 e come quel ch'è pasto la rimira;

19. 94 cotal si fece, e sì levai i cigli,
19. 95 la benedetta imagine, che l'ali
19. 96 movea sospinte da tanti consigli.

19. 97 Roteando cantava, e dicea: «Quali
19. 98 son le mie note a te, che non le 'ntendi,
19. 99 tal è il giudicio etterno a voi mortali».

19.100 Poi si quetaro quei lucenti incendi
19.101 de lo Spirito Santo ancor nel segno
19.102 che fé i Romani al mondo reverendi,

19.103 esso ricominciò: «A questo regno
19.104 non salì mai chi non credette 'n Cristo,
19.105 né pria né poi ch'el si chiavasse al legno.

19.106 Ma vedi: molti gridan "Cristo, Cristo!",
19.107 che saranno in giudicio assai men *prope*
19.108 a lui, che tal che non conosce Cristo;

19.109 e tai Cristian dannerà l'Etiòpe,
19.110 quando si partiranno i due collegi,
19.111 l'uno in etterno ricco e l'altro inòpe.

19.112 Che poran dir li Perse a' vostri regi,
19.113 come vedranno quel volume aperto
19.114 nel qual si scrivon tutti suoi dispregi?

19.115 Lì si vedrà, tra l'opere d'Alberto,
19.116 quella che tosto moverà la penna,
19.117 per che 'l regno di Praga fia diserto.

19.118 Lì si vedrà il duol che sovra Senna
19.119 induce, falseggiando la moneta,
19.120 quel che morrà di colpo di cotenna.

19.121 Lì si vedrà la superbia ch'asseta,
19.122 che fa lo Scotto e l'Inghilese folle,
19.123 sì che non può soffrir dentro a sua meta.

19.124 Vedrassi la lussuria e 'l viver molle
19.125 di quel di Spagna e di quel di Boemme,
19.126 che mai valor non conobbe né volle.

19.127 Vedrassi al Ciotto di Ierusalemme
19.128 segnata con un i la sua bontate,
19.129 quando 'l contrario segnerà un emme.

19.130 Vedrassi l'avarizia e la viltate
19.131 di quei che guarda l'isola del foco,
19.132 ove Anchise finì la lunga etate;

19.133 e a dare ad intender quanto è poco,
19.134 la sua scrittura fian lettere mozze,
19.135 che noteranno molto in parvo loco.

19.136 E parranno a ciascun l'opere sozze
19.137 del barba e del fratel, che tanto egregia
19.138 nazione e due corone han fatte bozze.

19.139 E quel di Portogallo e di Norvegia
19.140 lì si conosceranno, e quel di Rascia
19.141 che male ha visto il conio di Vinegia.

19.142 Oh beata Ungheria, se non si lascia
19.143 più malmenare! e beata Navarra,
19.144 se s'armasse del monte che la fascia!

19.145 E creder de' ciascun che già, per arra
19.146 di questo, Niccosìa e Famagosta
19.147 per la lor bestia si lamenti e garra,
19.148 che dal fianco de l'altre non si scosta».
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