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 PARADISO CANTO 21

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MessaggioTitolo: PARADISO CANTO 21   Dom Feb 08, 2009 1:28 am

21. 1 Già eran li occhi miei rifissi al volto
21. 2 de la mia donna, e l'animo con essi,
21. 3 e da ogne altro intento s'era tolto.

21. 4 E quella non ridea; ma «S'io ridessi»,
21. 5 mi cominciò, «tu ti faresti quale
21. 6 fu Semelè quando di cener fessi;

21. 7 ché la bellezza mia, che per le scale
21. 8 de l'etterno palazzo più s'accende,
21. 9 com'hai veduto, quanto più si sale,

21. 10 se non si temperasse, tanto splende,
21. 11 che 'l tuo mortal podere, al suo fulgore,
21. 12 sarebbe fronda che trono scoscende.

21. 13 Noi sem levati al settimo splendore,
21. 14 che sotto 'l petto del Leone ardente
21. 15 raggia mo misto giù del suo valore.

21. 16 Ficca di retro a li occhi tuoi la mente,
21. 17 e fa di quelli specchi a la figura
21. 18 che 'n questo specchio ti sarà parvente».

21. 19 Qual savesse qual era la pastura
21. 20 del viso mio ne l'aspetto beato
21. 21 quand'io mi trasmutai ad altra cura,

21. 22 conoscerebbe quanto m'era a grato
21. 23 ubidire a la mia celeste scorta,
21. 24 contrapesando l'un con l'altro lato.

21. 25 Dentro al cristallo che 'l vocabol porta,
21. 26 cerchiando il mondo, del suo caro duce
21. 27 sotto cui giacque ogne malizia morta,

21. 28 di color d'oro in che raggio traluce
21. 29 vid'io uno scaleo eretto in suso
21. 30 tanto, che nol seguiva la mia luce.

21. 31 Vidi anche per li gradi scender giuso
21. 32 tanti splendor, ch'io pensai ch'ogne lume
21. 33 che par nel ciel, quindi fosse diffuso.

21. 34 E come, per lo natural costume,
21. 35 le pole insieme, al cominciar del giorno,
21. 36 si movono a scaldar le fredde piume;

21. 37 poi altre vanno via sanza ritorno,
21. 38 altre rivolgon sé onde son mosse,
21. 39 e altre roteando fan soggiorno;

21. 40 tal modo parve me che quivi fosse
21. 41 in quello sfavillar che 'nsieme venne,
21. 42 sì come in certo grado si percosse.

21. 43 E quel che presso più ci si ritenne,
21. 44 si fé sì chiaro, ch'io dicea pensando:
21. 45 `Io veggio ben l'amor che tu m'accenne.

21. 46 Ma quella ond'io aspetto il come e 'l quando
21. 47 del dire e del tacer, si sta; ond'io,
21. 48 contra 'l disio, fo ben ch'io non dimando'.

21. 49 Per ch'ella, che vedea il tacer mio
21. 50 nel veder di colui che tutto vede,
21. 51 mi disse: «Solvi il tuo caldo disio».

21. 52 E io incominciai: «La mia mercede
21. 53 non mi fa degno de la tua risposta;
21. 54 ma per colei che 'l chieder mi concede,

21. 55 vita beata che ti stai nascosta
21. 56 dentro a la tua letizia, fammi nota
21. 57 la cagion che sì presso mi t'ha posta;

21. 58 e di' perché si tace in questa rota
21. 59 la dolce sinfonia di paradiso,
21. 60 che giù per l'altre suona sì divota».

21. 61 «Tu hai l'udir mortal sì come il viso»,
21. 62 rispuose a me; «onde qui non si canta
21. 63 per quel che Beatrice non ha riso.

21. 64 Giù per li gradi de la scala santa
21. 65 discesi tanto sol per farti festa
21. 66 col dire e con la luce che mi ammanta;

21. 67 né più amor mi fece esser più presta;
21. 68 ché più e tanto amor quinci sù ferve,
21. 69 sì come il fiammeggiar ti manifesta.

21. 70 Ma l'alta carità, che ci fa serve
21. 71 pronte al consiglio che 'l mondo governa,
21. 72 sorteggia qui sì come tu osserve».

21. 73 «Io veggio ben», diss'io, «sacra lucerna,
21. 74 come libero amore in questa corte
21. 75 basta a seguir la provedenza etterna;

21. 76 ma questo è quel ch'a cerner mi par forte,
21. 77 perché predestinata fosti sola
21. 78 a questo officio tra le tue consorte».

21. 79 Né venni prima a l'ultima parola,
21. 80 che del suo mezzo fece il lume centro,
21. 81 girando sé come veloce mola;

21. 82 poi rispuose l'amor che v'era dentro:
21. 83 «Luce divina sopra me s'appunta,
21. 84 penetrando per questa in ch'io m'inventro,

21. 85 la cui virtù, col mio veder congiunta,
21. 86 mi leva sopra me tanto, ch'i' veggio
21. 87 la somma essenza de la quale è munta.

21. 88 Quinci vien l'allegrezza ond'io fiammeggio;
21. 89 per ch'a la vista mia, quant'ella è chiara,
21. 90 la chiarità de la fiamma pareggio.

21. 91 Ma quell'alma nel ciel che più si schiara,
21. 92 quel serafin che 'n Dio più l'occhio ha fisso,
21. 93 a la dimanda tua non satisfara,

21. 94 però che sì s'innoltra ne lo abisso
21. 95 de l'etterno statuto quel che chiedi,
21. 96 che da ogne creata vista è scisso.

21. 97 E al mondo mortal, quando tu riedi,
21. 98 questo rapporta, sì che non presumma
21. 99 a tanto segno più mover li piedi.

21.100 La mente, che qui luce, in terra fumma;
21.101 onde riguarda come può là giùe
21.102 quel che non pote perché 'l ciel l'assumma».

21.103 Sì mi prescrisser le parole sue,
21.104 ch'io lasciai la quistione e mi ritrassi
21.105 a dimandarla umilmente chi fue.

21.106 «Tra ' due liti d'Italia surgon sassi,
21.107 e non molto distanti a la tua patria,
21.108 tanto che ' troni assai suonan più bassi,

21.109 e fanno un gibbo che si chiama Catria,
21.110 di sotto al quale è consecrato un ermo,
21.111 che suole esser disposto a sola latria».

21.112 Così ricominciommi il terzo sermo;
21.113 e poi, continuando, disse: «Quivi
21.114 al servigio di Dio mi fe' sì fermo,

21.115 che pur con cibi di liquor d'ulivi
21.116 lievemente passava caldi e geli,
21.117 contento ne' pensier contemplativi.

21.118 Render solea quel chiostro a questi cieli
21.119 fertilemente; e ora è fatto vano,
21.120 sì che tosto convien che si riveli.

21.121 In quel loco fu' io Pietro Damiano,
21.122 e Pietro Peccator fu' ne la casa
21.123 di Nostra Donna in sul lito adriano.

21.124 Poca vita mortal m'era rimasa,
21.125 quando fui chiesto e tratto a quel cappello,
21.126 che pur di male in peggio si travasa.

21.127 Venne Cefàs e venne il gran vasello
21.128 de lo Spirito Santo, magri e scalzi,
21.129 prendendo il cibo da qualunque ostello.

21.130 Or voglion quinci e quindi chi rincalzi
21.131 li moderni pastori e chi li meni,
21.132 tanto son gravi, e chi di rietro li alzi.

21.133 Cuopron d'i manti loro i palafreni,
21.134 sì che due bestie van sott'una pelle:
21.135 oh pazienza che tanto sostieni!».

21.136 A questa voce vid'io più fiammelle
21.137 di grado in grado scendere e girarsi,
21.138 e ogne giro le facea più belle.

21.139 Dintorno a questa vennero e fermarsi,
21.140 e fero un grido di sì alto suono,
21.141 che non potrebbe qui assomigliarsi;
21.142 né io lo 'ntesi, sì mi vinse il tuono.
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