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 PARADISO CANTO 24

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MessaggioTitolo: PARADISO CANTO 24   Dom Feb 08, 2009 1:26 am

24. 1 «O sodalizio eletto a la gran cena
24. 2 del benedetto Agnello, il qual vi ciba
24. 3 sì, che la vostra voglia è sempre piena,

24. 4 se per grazia di Dio questi preliba
24. 5 di quel che cade de la vostra mensa,
24. 6 prima che morte tempo li prescriba,

24. 7 ponete mente a l'affezione immensa
24. 8 e roratelo alquanto: voi bevete
24. 9 sempre del fonte onde vien quel ch'ei pensa».

24. 10 Così Beatrice; e quelle anime liete
24. 11 si fero spere sopra fissi poli,
24. 12 fiammando, a volte, a guisa di comete.

24. 13 E come cerchi in tempra d'oriuoli
24. 14 si giran sì, che 'l primo a chi pon mente
24. 15 quieto pare, e l'ultimo che voli;

24. 16 così quelle carole, differente-
24. 17 mente danzando, de la sua ricchezza
24. 18 mi facieno stimar, veloci e lente.

24. 19 Di quella ch'io notai di più carezza
24. 20 vid'io uscire un foco sì felice,
24. 21 che nullo vi lasciò di più chiarezza;

24. 22 e tre fiate intorno di Beatrice
24. 23 si volse con un canto tanto divo,
24. 24 che la mia fantasia nol mi ridice.

24. 25 Però salta la penna e non lo scrivo:
24. 26 ché l'imagine nostra a cotai pieghe,
24. 27 non che 'l parlare, è troppo color vivo.

24. 28 «O santa suora mia che sì ne prieghe
24. 29 divota, per lo tuo ardente affetto
24. 30 da quella bella spera mi disleghe».

24. 31 Poscia fermato, il foco benedetto
24. 32 a la mia donna dirizzò lo spiro,
24. 33 che favellò così com'i' ho detto.

24. 34 Ed ella: «O luce etterna del gran viro
24. 35 a cui Nostro Segnor lasciò le chiavi,
24. 36 ch'ei portò giù, di questo gaudio miro,

24. 37 tenta costui di punti lievi e gravi,
24. 38 come ti piace, intorno de la fede,
24. 39 per la qual tu su per lo mare andavi.

24. 40 S'elli ama bene e bene spera e crede,
24. 41 non t'è occulto, perché 'l viso hai quivi
24. 42 dov'ogne cosa dipinta si vede;

24. 43 ma perché questo regno ha fatto civi
24. 44 per la verace fede, a gloriarla,
24. 45 di lei parlare è ben ch'a lui arrivi».

24. 46 Sì come il baccialier s'arma e non parla
24. 47 fin che 'l maestro la question propone,
24. 48 per approvarla, non per terminarla,

24. 49 così m'armava io d'ogne ragione
24. 50 mentre ch'ella dicea, per esser presto
24. 51 a tal querente e a tal professione.

24. 52 «Di', buon Cristiano, fatti manifesto:
24. 53 fede che è?». Ond'io levai la fronte
24. 54 in quella luce onde spirava questo;

24. 55 poi mi volsi a Beatrice, ed essa pronte
24. 56 sembianze femmi perch'io spandessi
24. 57 l'acqua di fuor del mio interno fonte.

24. 58 «La Grazia che mi dà ch'io mi confessi»,
24. 59 comincia' io, «da l'alto primipilo,
24. 60 faccia li miei concetti bene espressi».

24. 61 E seguitai: «Come 'l verace stilo
24. 62 ne scrisse, padre, del tuo caro frate
24. 63 che mise teco Roma nel buon filo,

24. 64 fede è sustanza di cose sperate
24. 65 e argomento de le non parventi;
24. 66 e questa pare a me sua quiditate».

24. 67 Allora udi' : «Dirittamente senti,
24. 68 se bene intendi perché la ripuose
24. 69 tra le sustanze, e poi tra li argomenti».

24. 70 E io appresso: «Le profonde cose
24. 71 che mi largiscon qui la lor parvenza,
24. 72 a li occhi di là giù son sì ascose,

24. 73 che l'esser loro v'è in sola credenza,
24. 74 sopra la qual si fonda l'alta spene;
24. 75 e però di sustanza prende intenza.

24. 76 E da questa credenza ci convene
24. 77 silogizzar, sanz'avere altra vista:
24. 78 però intenza d'argomento tene».

24. 79 Allora udi': «Se quantunque s'acquista
24. 80 giù per dottrina, fosse così 'nteso,
24. 81 non lì avria loco ingegno di sofista».

24. 82 Così spirò di quello amore acceso;
24. 83 indi soggiunse: «Assai bene è trascorsa
24. 84 d'esta moneta già la lega e 'l peso;

24. 85 ma dimmi se tu l'hai ne la tua borsa».
24. 86 Ond'io: «Sì ho, sì lucida e sì tonda,
24. 87 che nel suo conio nulla mi s'inforsa».

24. 88 Appresso uscì de la luce profonda
24. 89 che lì splendeva: «Questa cara gioia
24. 90 sopra la quale ogne virtù si fonda,

24. 91 onde ti venne?». E io: «La larga ploia
24. 92 de lo Spirito Santo, ch'è diffusa
24. 93 in su le vecchie e 'n su le nuove cuoia,

24. 94 è silogismo che la m'ha conchiusa
24. 95 acutamente sì, che 'nverso d'ella
24. 96 ogne dimostrazion mi pare ottusa».

24. 97 Io udi' poi: «L'antica e la novella
24. 98 proposizion che così ti conchiude,
24. 99 perché l'hai tu per divina favella?».

24.100 E io: «La prova che 'l ver mi dischiude,
24.101 son l'opere seguite, a che natura
24.102 non scalda ferro mai né batte incude».

24.103 Risposto fummi: «Di', chi t'assicura
24.104 che quell'opere fosser? Quel medesmo
24.105 che vuol provarsi, non altri, il ti giura».

24.106 «Se 'l mondo si rivolse al cristianesmo»,
24.107 diss'io, «sanza miracoli, quest'uno
24.108 è tal, che li altri non sono il centesmo:

24.109 ché tu intrasti povero e digiuno
24.110 in campo, a seminar la buona pianta
24.111 che fu già vite e ora è fatta pruno».

24.112 Finito questo, l'alta corte santa
24.113 risonò per le spere un `Dio laudamo'
24.114 ne la melode che là sù si canta.

24.115 E quel baron che sì di ramo in ramo,
24.116 essaminando, già tratto m'avea,
24.117 che a l'ultime fronde appressavamo,

24.118 ricominciò: «La Grazia, che donnea
24.119 con la tua mente, la bocca t'aperse
24.120 infino a qui come aprir si dovea,

24.121 sì ch'io approvo ciò che fuori emerse;
24.122 ma or conviene espremer quel che credi,
24.123 e onde a la credenza tua s'offerse».

24.124 «O santo padre, e spirito che vedi
24.125 ciò che credesti sì, che tu vincesti
24.126 ver' lo sepulcro più giovani piedi»,

24.127 comincia' io, «tu vuo' ch'io manifesti
24.128 la forma qui del pronto creder mio,
24.129 e anche la cagion di lui chiedesti.

24.130 E io rispondo: Io credo in uno Dio
24.131 solo ed etterno, che tutto 'l ciel move,
24.132 non moto, con amore e con disio;

24.133 e a tal creder non ho io pur prove
24.134 fisice e metafisice, ma dalmi
24.135 anche la verità che quinci piove

24.136 per Moisè, per profeti e per salmi,
24.137 per l'Evangelio e per voi che scriveste
24.138 poi che l'ardente Spirto vi fé almi;

24.139 e credo in tre persone etterne, e queste
24.140 credo una essenza sì una e sì trina,
24.141 che soffera congiunto "sono" ed "este".

24.142 De la profonda condizion divina
24.143 ch'io tocco mo, la mente mi sigilla
24.144 più volte l'evangelica dottrina.

24.145 Quest'è 'l principio, quest'è la favilla
24.146 che si dilata in fiamma poi vivace,
24.147 e come stella in cielo in me scintilla».

24.148 Come 'l segnor ch'ascolta quel che i piace,
24.149 da indi abbraccia il servo, gratulando
24.150 per la novella, tosto ch'el si tace;

24.151 così, benedicendomi cantando,
24.152 tre volte cinse me, sì com'io tacqui,
24.153 l'appostolico lume al cui comando
24.154 io avea detto: sì nel dir li piacqui!
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