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 PARADISO CANTO 26

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MessaggioTitolo: PARADISO CANTO 26   Dom Feb 08, 2009 1:25 am

26. 1 Mentr'io dubbiava per lo viso spento,
26. 2 de la fulgida fiamma che lo spense
26. 3 uscì un spiro che mi fece attento,

26. 4 dicendo: «Intanto che tu ti risense
26. 5 de la vista che hai in me consunta,
26. 6 ben è che ragionando la compense.

26. 7 Comincia dunque; e di' ove s'appunta
26. 8 l'anima tua, e fa' ragion che sia
26. 9 la vista in te smarrita e non defunta:

26. 10 perché la donna che per questa dia
26. 11 region ti conduce, ha ne lo sguardo
26. 12 la virtù ch'ebbe la man d'Anania».

26. 13 Io dissi: «Al suo piacere e tosto e tardo
26. 14 vegna remedio a li occhi, che fuor porte
26. 15 quand'ella entrò col foco ond'io sempr'ardo.

26. 16 Lo ben che fa contenta questa corte,
26. 17 Alfa e O è di quanta scrittura
26. 18 mi legge Amore o lievemente o forte».

26. 19 Quella medesma voce che paura
26. 20 tolta m'avea del sùbito abbarbaglio,
26. 21 di ragionare ancor mi mise in cura;

26. 22 e disse: «Certo a più angusto vaglio
26. 23 ti conviene schiarar: dicer convienti
26. 24 chi drizzò l'arco tuo a tal berzaglio».

26. 25 E io: «Per filosofici argomenti
26. 26 e per autorità che quinci scende
26. 27 cotale amor convien che in me si 'mprenti:

26. 28 ché 'l bene, in quanto ben, come s'intende,
26. 29 così accende amore, e tanto maggio
26. 30 quanto più di bontate in sé comprende.

26. 31 Dunque a l'essenza ov'è tanto avvantaggio,
26. 32 che ciascun ben che fuor di lei si trova
26. 33 altro non è ch'un lume di suo raggio,

26. 34 più che in altra convien che si mova
26. 35 la mente, amando, di ciascun che cerne
26. 36 il vero in che si fonda questa prova.

26. 37 Tal vero a l'intelletto mio sterne
26. 38 colui che mi dimostra il primo amore
26. 39 di tutte le sustanze sempiterne.

26. 40 Sternel la voce del verace autore,
26. 41 che dice a Moisè, di sé parlando:
26. 42 `Io ti farò vedere ogne valore'.

26. 43 Sternilmi tu ancora, incominciando
26. 44 l'alto preconio che grida l'arcano
26. 45 di qui là giù sovra ogne altro bando».

26. 46 E io udi': «Per intelletto umano
26. 47 e per autoritadi a lui concorde
26. 48 d'i tuoi amori a Dio guarda il sovrano.

26. 49 Ma di' ancor se tu senti altre corde
26. 50 tirarti verso lui, sì che tu suone
26. 51 con quanti denti questo amor ti morde».

26. 52 Non fu latente la santa intenzione
26. 53 de l'aguglia di Cristo, anzi m'accorsi
26. 54 dove volea menar mia professione.

26. 55 Però ricominciai: «Tutti quei morsi
26. 56 che posson far lo cor volgere a Dio,
26. 57 a la mia caritate son concorsi:

26. 58 ché l'essere del mondo e l'esser mio,
26. 59 la morte ch'el sostenne perch'io viva,
26. 60 e quel che spera ogne fedel com'io,

26. 61 con la predetta conoscenza viva,
26. 62 tratto m'hanno del mar de l'amor torto,
26. 63 e del diritto m'han posto a la riva.

26. 64 Le fronde onde s'infronda tutto l'orto
26. 65 de l'ortolano etterno, am'io cotanto
26. 66 quanto da lui a lor di bene è porto».

26. 67 Sì com'io tacqui, un dolcissimo canto
26. 68 risonò per lo cielo, e la mia donna
26. 69 dicea con li altri: «Santo, santo, santo!».

26. 70 E come a lume acuto si disonna
26. 71 per lo spirto visivo che ricorre
26. 72 a lo splendor che va di gonna in gonna,

26. 73 e lo svegliato ciò che vede aborre,
26. 74 sì nescia è la sùbita vigilia
26. 75 fin che la stimativa non soccorre;

26. 76 così de li occhi miei ogni quisquilia
26. 77 fugò Beatrice col raggio d'i suoi,
26. 78 che rifulgea da più di mille milia:

26. 79 onde mei che dinanzi vidi poi;
26. 80 e quasi stupefatto domandai
26. 81 d'un quarto lume ch'io vidi tra noi.

26. 82 E la mia donna: «Dentro da quei rai
26. 83 vagheggia il suo fattor l'anima prima
26. 84 che la prima virtù creasse mai».

26. 85 Come la fronda che flette la cima
26. 86 nel transito del vento, e poi si leva
26. 87 per la propria virtù che la soblima,

26. 88 fec'io in tanto in quant'ella diceva,
26. 89 stupendo, e poi mi rifece sicuro
26. 90 un disio di parlare ond'io ardeva.

26. 91 E cominciai: «O pomo che maturo
26. 92 solo prodotto fosti, o padre antico
26. 93 a cui ciascuna sposa è figlia e nuro,

26. 94 divoto quanto posso a te supplìco
26. 95 perché mi parli: tu vedi mia voglia,
26. 96 e per udirti tosto non la dico».

26. 97 Talvolta un animal coverto broglia,
26. 98 sì che l'affetto convien che si paia
26. 99 per lo seguir che face a lui la 'nvoglia;

26.100 e similmente l'anima primaia
26.101 mi facea trasparer per la coverta
26.102 quant'ella a compiacermi venìa gaia.

26.103 Indi spirò: «Sanz'essermi proferta
26.104 da te, la voglia tua discerno meglio
26.105 che tu qualunque cosa t'è più certa;

26.106 perch'io la veggio nel verace speglio
26.107 che fa di sé pareglio a l'altre cose,
26.108 e nulla face lui di sé pareglio.

26.109 Tu vuogli udir quant'è che Dio mi puose
26.110 ne l'eccelso giardino, ove costei
26.111 a così lunga scala ti dispuose,

26.112 e quanto fu diletto a li occhi miei,
26.113 e la propria cagion del gran disdegno,
26.114 e l'idioma ch'usai e che fei.

26.115 Or, figluol mio, non il gustar del legno
26.116 fu per sé la cagion di tanto essilio,
26.117 ma solamente il trapassar del segno.

26.118 Quindi onde mosse tua donna Virgilio,
26.119 quattromilia trecento e due volumi
26.120 di sol desiderai questo concilio;

26.121 e vidi lui tornare a tutt'i lumi
26.122 de la sua strada novecento trenta
26.123 fiate, mentre ch'io in terra fu' mi.

26.124 La lingua ch'io parlai fu tutta spenta
26.125 innanzi che a l'ovra inconsummabile
26.126 fosse la gente di Nembròt attenta:

26.127 ché nullo effetto mai razionabile,
26.128 per lo piacere uman che rinovella
26.129 seguendo il cielo, sempre fu durabile.

26.130 Opera naturale è ch'uom favella;
26.131 ma così o così, natura lascia
26.132 poi fare a voi secondo che v'abbella.

26.133 Pria ch'i' scendessi a l'infernale ambascia,
26.134 *I* s'appellava in terra il sommo bene
26.135 onde vien la letizia che mi fascia;

26.136 e *El* si chiamò poi: e ciò convene,
26.137 ché l'uso d'i mortali è come fronda
26.138 in ramo, che sen va e altra vene.

26.139 Nel monte che si leva più da l'onda,
26.140 fu' io, con vita pura e disonesta,
26.141 da la prim'ora a quella che seconda,
26.142 come 'l sol muta quadra, l'ora sesta».
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