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 PARADISO CANTO 28

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MessaggioTitolo: PARADISO CANTO 28   Dom Feb 08, 2009 1:24 am

28. 1 Poscia che 'ncontro a la vita presente
28. 2 d'i miseri mortali aperse 'l vero
28. 3 quella che 'mparadisa la mia mente,

28. 4 come in lo specchio fiamma di doppiero
28. 5 vede colui che se n'alluma retro,
28. 6 prima che l'abbia in vista o in pensiero,

28. 7 e sé rivolge per veder se 'l vetro
28. 8 li dice il vero, e vede ch'el s'accorda
28. 9 con esso come nota con suo metro;

28. 10 così la mia memoria si ricorda
28. 11 ch'io feci riguardando ne' belli occhi
28. 12 onde a pigliarmi fece Amor la corda.

28. 13 E com'io mi rivolsi e furon tocchi
28. 14 li miei da ciò che pare in quel volume,
28. 15 quandunque nel suo giro ben s'adocchi,

28. 16 un punto vidi che raggiava lume
28. 17 acuto sì, che 'l viso ch'elli affoca
28. 18 chiuder conviensi per lo forte acume;

28. 19 e quale stella par quinci più poca,
28. 20 parrebbe luna, locata con esso
28. 21 come stella con stella si collòca.

28. 22 Forse cotanto quanto pare appresso
28. 23 alo cigner la luce che 'l dipigne
28. 24 quando 'l vapor che 'l porta più è spesso,

28. 25 distante intorno al punto un cerchio d'igne
28. 26 si girava sì ratto, ch'avria vinto
28. 27 quel moto che più tosto il mondo cigne;

28. 28 e questo era d'un altro circumcinto,
28. 29 e quel dal terzo, e 'l terzo poi dal quarto,
28. 30 dal quinto il quarto, e poi dal sesto il quinto.

28. 31 Sopra seguiva il settimo sì sparto
28. 32 già di larghezza, che 'l messo di Iuno
28. 33 intero a contenerlo sarebbe arto.

28. 34 Così l'ottavo e 'l nono; e chiascheduno
28. 35 più tardo si movea, secondo ch'era
28. 36 in numero distante più da l'uno;

28. 37 e quello avea la fiamma più sincera
28. 38 cui men distava la favilla pura,
28. 39 credo, però che più di lei s'invera.

28. 40 La donna mia, che mi vedea in cura
28. 41 forte sospeso, disse: «Da quel punto
28. 42 depende il cielo e tutta la natura.

28. 43 Mira quel cerchio che più li è congiunto;
28. 44 e sappi che 'l suo muovere è sì tosto
28. 45 per l'affocato amore ond'elli è punto».

28. 46 E io a lei: «Se 'l mondo fosse posto
28. 47 con l'ordine ch'io veggio in quelle rote,
28. 48 sazio m'avrebbe ciò che m'è proposto;

28. 49 ma nel mondo sensibile si puote
28. 50 veder le volte tanto più divine,
28. 51 quant'elle son dal centro più remote.

28. 52 Onde, se 'l mio disir dee aver fine
28. 53 in questo miro e angelico templo
28. 54 che solo amore e luce ha per confine,

28. 55 udir convienmi ancor come l'essemplo
28. 56 e l'essemplare non vanno d'un modo,
28. 57 ché io per me indarno a ciò contemplo».

28. 58 «Se li tuoi diti non sono a tal nodo
28. 59 sufficienti, non è maraviglia:
28. 60 tanto, per non tentare, è fatto sodo!».

28. 61 Così la donna mia; poi disse: «Piglia
28. 62 quel ch'io ti dicerò, se vuo' saziarti;
28. 63 e intorno da esso t'assottiglia.

28. 64 Li cerchi corporai sono ampi e arti
28. 65 secondo il più e 'l men de la virtute
28. 66 che si distende per tutte lor parti.

28. 67 Maggior bontà vuol far maggior salute;
28. 68 maggior salute maggior corpo cape,
28. 69 s'elli ha le parti igualmente compiute.

28. 70 Dunque costui che tutto quanto rape
28. 71 l'altro universo seco, corrisponde
28. 72 al cerchio che più ama e che più sape:

28. 73 per che, se tu a la virtù circonde
28. 74 la tua misura, non a la parvenza
28. 75 de le sustanze che t'appaion tonde,

28. 76 tu vederai mirabil consequenza
28. 77 di maggio a più e di minore a meno,
28. 78 in ciascun cielo, a sua intelligenza».

28. 79 Come rimane splendido e sereno
28. 80 l'emisperio de l'aere, quando soffia
28. 81 Borea da quella guancia ond'è più leno,

28. 82 per che si purga e risolve la roffia
28. 83 che pria turbava, sì che 'l ciel ne ride
28. 84 con le bellezze d'ogne sua paroffia;

28. 85 così fec'io, poi che mi provide
28. 86 la donna mia del suo risponder chiaro,
28. 87 e come stella in cielo il ver si vide.

28. 88 E poi che le parole sue restaro,
28. 89 non altrimenti ferro disfavilla
28. 90 che bolle, come i cerchi sfavillaro.

28. 91 L'incendio suo seguiva ogne scintilla;
28. 92 ed eran tante, che 'l numero loro
28. 93 più che 'l doppiar de li scacchi s'inmilla.

28. 94 Io sentiva osannar di coro in coro
28. 95 al punto fisso che li tiene a li *ubi*,
28. 96 e terrà sempre, ne' quai sempre fuoro.

28. 97 E quella che vedea i pensier dubi
28. 98 ne la mia mente, disse: «I cerchi primi
28. 99 t'hanno mostrato Serafi e Cherubi.

28.100 Così veloci seguono i suoi vimi,
28.101 per somigliarsi al punto quanto ponno;
28.102 e posson quanto a veder son soblimi.

28.103 Quelli altri amori che 'ntorno li vonno,
28.104 si chiaman Troni del divino aspetto,
28.105 per che 'l primo ternaro terminonno;

28.106 e dei saper che tutti hanno diletto
28.107 quanto la sua veduta si profonda
28.108 nel vero in che si queta ogne intelletto.

28.109 Quinci si può veder come si fonda
28.110 l'essere beato ne l'atto che vede,
28.111 non in quel ch'ama, che poscia seconda;

28.112 e del vedere è misura mercede,
28.113 che grazia partorisce e buona voglia:
28.114 così di grado in grado si procede.

28.115 L'altro ternaro, che così germoglia
28.116 in questa primavera sempiterna
28.117 che notturno Ariete non dispoglia,

28.118 perpetualemente "*Osanna*" sberna
28.119 con tre melode, che suonano in tree
28.120 ordini di letizia onde s'interna.

28.121 In essa gerarcia son l'altre dee:
28.122 prima Dominazioni, e poi Virtudi;
28.123 l'ordine terzo di Podestadi èe.

28.124 Poscia ne' due penultimi tripudi
28.125 Principati e Arcangeli si girano;
28.126 l'ultimo è tutto d'Angelici ludi.

28.127 Questi ordini di sù tutti s'ammirano,
28.128 e di giù vincon sì, che verso Dio
28.129 tutti tirati sono e tutti tirano.

28.130 E Dionisio con tanto disio
28.131 a contemplar questi ordini si mise,
28.132 che li nomò e distinse com'io.

28.133 Ma Gregorio da lui poi si divise;
28.134 onde, sì tosto come li occhi aperse
28.135 in questo ciel, di sé medesmo rise.

28.136 E se tanto secreto ver proferse
28.137 mortale in terra, non voglio ch'ammiri;
28.138 ché chi 'l vide qua sù gliel discoperse
28.139 con altro assai del ver di questi giri».
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