IL FORUM DI SIMONE PERAINO

forum
 
IndiceCalendarioFAQCercaLista UtentiGruppiRegistratiAccedi

Condividi | 
 

 PARADISO CANTO 30

Andare in basso 
AutoreMessaggio
Admin
Admin


Messaggi : 105
Data d'iscrizione : 18.01.09

MessaggioTitolo: PARADISO CANTO 30   Dom Feb 08, 2009 1:23 am

30. 1 Forse semilia miglia di lontano
30. 2 ci ferve l'ora sesta, e questo mondo
30. 3 china già l'ombra quasi al letto piano,

30. 4 quando 'l mezzo del cielo, a noi profondo,
30. 5 comincia a farsi tal, ch'alcuna stella
30. 6 perde il parere infino a questo fondo;

30. 7 e come vien la chiarissima ancella
30. 8 del sol più oltre, così 'l ciel si chiude
30. 9 di vista in vista infino a la più bella.

30. 10 Non altrimenti il triunfo che lude
30. 11 sempre dintorno al punto che mi vinse,
30. 12 parendo inchiuso da quel ch'elli 'nchiude,

30. 13 a poco a poco al mio veder si stinse:
30. 14 per che tornar con li occhi a Beatrice
30. 15 nulla vedere e amor mi costrinse.

30. 16 Se quanto infino a qui di lei si dice
30. 17 fosse conchiuso tutto in una loda,
30. 18 poca sarebbe a fornir questa vice.

30. 19 La bellezza ch'io vidi si trasmoda
30. 20 non pur di là da noi, ma certo io credo
30. 21 che solo il suo fattor tutta la goda.

30. 22 Da questo passo vinto mi concedo
30. 23 più che già mai da punto di suo tema
30. 24 soprato fosse comico o tragedo:

30. 25 ché, come sole in viso che più trema,
30. 26 così lo rimembrar del dolce riso
30. 27 la mente mia da me medesmo scema.

30. 28 Dal primo giorno ch'i' vidi il suo viso
30. 29 in questa vita, infino a questa vista,
30. 30 non m'è il seguire al mio cantar preciso;

30. 31 ma or convien che mio seguir desista
30. 32 più dietro a sua bellezza, poetando,
30. 33 come a l'ultimo suo ciascuno artista.

30. 34 Cotal qual io la lascio a maggior bando
30. 35 che quel de la mia tuba, che deduce
30. 36 l'ardua sua matera terminando,

30. 37 con atto e voce di spedito duce
30. 38 ricominciò: «Noi siamo usciti fore
30. 39 del maggior corpo al ciel ch'è pura luce:

30. 40 luce intellettual, piena d'amore;
30. 41 amor di vero ben, pien di letizia;
30. 42 letizia che trascende ogne dolzore.

30. 43 Qui vederai l'una e l'altra milizia
30. 44 di paradiso, e l'una in quelli aspetti
30. 45 che tu vedrai a l'ultima giustizia».

30. 46 Come sùbito lampo che discetti
30. 47 li spiriti visivi, sì che priva
30. 48 da l'atto l'occhio di più forti obietti,

30. 49 così mi circunfulse luce viva,
30. 50 e lasciommi fasciato di tal velo
30. 51 del suo fulgor, che nulla m'appariva.

30. 52 «Sempre l'amor che queta questo cielo
30. 53 accoglie in sé con sì fatta salute,
30. 54 per far disposto a sua fiamma il candelo».

30. 55 Non fur più tosto dentro a me venute
30. 56 queste parole brievi, ch'io compresi
30. 57 me sormontar di sopr'a mia virtute;

30. 58 e di novella vista mi raccesi
30. 59 tale, che nulla luce è tanto mera,
30. 60 che li occhi miei non si fosser difesi;

30. 61 e vidi lume in forma di rivera
30. 62 fulvido di fulgore, intra due rive
30. 63 dipinte di mirabil primavera.

30. 64 Di tal fiumana uscian faville vive,
30. 65 e d'ogne parte si mettìen ne' fiori,
30. 66 quasi rubin che oro circunscrive;

30. 67 poi, come inebriate da li odori,
30. 68 riprofondavan sé nel miro gurge;
30. 69 e s'una intrava, un'altra n'uscia fori.

30. 70 «L'alto disio che mo t'infiamma e urge,
30. 71 d'aver notizia di ciò che tu vei,
30. 72 tanto mi piace più quanto più turge;

30. 73 ma di quest'acqua convien che tu bei
30. 74 prima che tanta sete in te si sazi»:
30. 75 così mi disse il sol de li occhi miei.

30. 76 Anche soggiunse: «Il fiume e li topazi
30. 77 ch'entrano ed escono e 'l rider de l'erbe
30. 78 son di lor vero umbriferi prefazi.

30. 79 Non che da sé sian queste cose acerbe;
30. 80 ma è difetto da la parte tua,
30. 81 che non hai viste ancor tanto superbe».

30. 82 Non è fantin che sì sùbito rua
30. 83 col volto verso il latte, se si svegli
30. 84 molto tardato da l'usanza sua,

30. 85 come fec'io, per far migliori spegli
30. 86 ancor de li occhi, chinandomi a l'onda
30. 87 che si deriva perché vi s'immegli;

30. 88 e sì come di lei bevve la gronda
30. 89 de le palpebre mie, così mi parve
30. 90 di sua lunghezza divenuta tonda.

30. 91 Poi, come gente stata sotto larve,
30. 92 che pare altro che prima, se si sveste
30. 93 la sembianza non sua in che disparve,

30. 94 così mi si cambiaro in maggior feste
30. 95 li fiori e le faville, sì ch'io vidi
30. 96 ambo le corti del ciel manifeste.

30. 97 O isplendor di Dio, per cu' io vidi
30. 98 l'alto triunfo del regno verace,
30. 99 dammi virtù a dir com'io il vidi!

30.100 Lume è là sù che visibile face
30.101 lo creatore a quella creatura
30.102 che solo in lui vedere ha la sua pace.

30.103 E' si distende in circular figura,
30.104 in tanto che la sua circunferenza
30.105 sarebbe al sol troppo larga cintura.

30.106 Fassi di raggio tutta sua parvenza
30.107 reflesso al sommo del mobile primo,
30.108 che prende quindi vivere e potenza.

30.109 E come clivo in acqua di suo imo
30.110 si specchia, quasi per vedersi addorno,
30.111 quando è nel verde e ne' fioretti opimo,

30.112 sì, soprastando al lume intorno intorno,
30.113 vidi specchiarsi in più di mille soglie
30.114 quanto di noi là sù fatto ha ritorno.

30.115 E se l'infimo grado in sé raccoglie
30.116 sì grande lume, quanta è la larghezza
30.117 di questa rosa ne l'estreme foglie!

30.118 La vista mia ne l'ampio e ne l'altezza
30.119 non si smarriva, ma tutto prendeva
30.120 il quanto e 'l quale di quella allegrezza.

30.121 Presso e lontano, lì, né pon né leva:
30.122 ché dove Dio sanza mezzo governa,
30.123 la legge natural nulla rileva.

30.124 Nel giallo de la rosa sempiterna,
30.125 che si digrada e dilata e redole
30.126 odor di lode al sol che sempre verna,

30.127 qual è colui che tace e dicer vole,
30.128 mi trasse Beatrice, e disse: «Mira
30.129 quanto è 'l convento de le bianche stole!

30.130 Vedi nostra città quant'ella gira;
30.131 vedi li nostri scanni sì ripieni,
30.132 che poca gente più ci si disira.

30.133 E 'n quel gran seggio a che tu li occhi tieni
30.134 per la corona che già v'è sù posta,
30.135 prima che tu a queste nozze ceni,

30.136 sederà l'alma, che fia giù agosta,
30.137 de l'alto Arrigo, ch'a drizzare Italia
30.138 verrà in prima ch'ella sia disposta.

30.139 La cieca cupidigia che v'ammalia
30.140 simili fatti v'ha al fantolino
30.141 che muor per fame e caccia via la balia.

30.142 E fia prefetto nel foro divino
30.143 allora tal, che palese e coverto
30.144 non anderà con lui per un cammino.

30.145 Ma poco poi sarà da Dio sofferto
30.146 nel santo officio; ch'el sarà detruso
30.147 là dove Simon mago è per suo merto,
30.148 e farà quel d'Alagna intrar più giuso».
Tornare in alto Andare in basso
Visualizza il profilo dell'utente http://simoneperainoforum.forumattivo.eu
 
PARADISO CANTO 30
Tornare in alto 
Pagina 1 di 1
 Argomenti simili
-
» Appunti del cammino di Santiago
» Il Giro Del Gran Paradiso

Permessi di questa sezione del forum:Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum
IL FORUM DI SIMONE PERAINO :: Divina commedia (PARADISO)-
Andare verso: