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 PARADISO CANTO 33

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MessaggioTitolo: PARADISO CANTO 33   Dom Feb 08, 2009 1:21 am

33. 1 «Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
33. 2 umile e alta più che creatura,
33. 3 termine fisso d'etterno consiglio,

33. 4 tu se' colei che l'umana natura
33. 5 nobilitasti sì, che 'l suo fattore
33. 6 non disdegnò di farsi sua fattura.

33. 7 Nel ventre tuo si raccese l'amore,
33. 8 per lo cui caldo ne l'etterna pace
33. 9 così è germinato questo fiore.

33. 10 Qui se' a noi meridiana face
33. 11 di caritate, e giuso, intra ' mortali,
33. 12 se' di speranza fontana vivace.

33. 13 Donna, se' tanto grande e tanto vali,
33. 14 che qual vuol grazia e a te non ricorre
33. 15 sua disianza vuol volar sanz'ali.

33. 16 La tua benignità non pur soccorre
33. 17 a chi domanda, ma molte fiate
33. 18 liberamente al dimandar precorre.

33. 19 In te misericordia, in te pietate,
33. 20 in te magnificenza, in te s'aduna
33. 21 quantunque in creatura è di bontate.

33. 22 Or questi, che da l'infima lacuna
33. 23 de l'universo infin qui ha vedute
33. 24 le vite spiritali ad una ad una,

33. 25 supplica a te, per grazia, di virtute
33. 26 tanto, che possa con li occhi levarsi
33. 27 più alto verso l'ultima salute.

33. 28 E io, che mai per mio veder non arsi
33. 29 più ch'i' fo per lo suo, tutti miei prieghi
33. 30 ti porgo, e priego che non sieno scarsi,

33. 31 perché tu ogne nube li disleghi
33. 32 di sua mortalità co' prieghi tuoi,
33. 33 sì che 'l sommo piacer li si dispieghi.

33. 34 Ancor ti priego, regina, che puoi
33. 35 ciò che tu vuoli, che conservi sani,
33. 36 dopo tanto veder, li affetti suoi.

33. 37 Vinca tua guardia i movimenti umani:
33. 38 vedi Beatrice con quanti beati
33. 39 per li miei prieghi ti chiudon le mani!».

33. 40 Li occhi da Dio diletti e venerati,
33. 41 fissi ne l'orator, ne dimostraro
33. 42 quanto i devoti prieghi le son grati;

33. 43 indi a l'etterno lume s'addrizzaro,
33. 44 nel qual non si dee creder che s'invii
33. 45 per creatura l'occhio tanto chiaro.

33. 46 E io ch'al fine di tutt'i disii
33. 47 appropinquava, sì com'io dovea,
33. 48 l'ardor del desiderio in me finii.

33. 49 Bernardo m'accennava, e sorridea,
33. 50 perch'io guardassi suso; ma io era
33. 51 già per me stesso tal qual ei volea:

33. 52 ché la mia vista, venendo sincera,
33. 53 e più e più intrava per lo raggio
33. 54 de l'alta luce che da sé è vera.

33. 55 Da quinci innanzi il mio veder fu maggio
33. 56 che 'l parlar mostra, ch'a tal vista cede,
33. 57 e cede la memoria a tanto oltraggio.

33. 58 Qual è colui che sognando vede,
33. 59 che dopo 'l sogno la passione impressa
33. 60 rimane, e l'altro a la mente non riede,

33. 61 cotal son io, ché quasi tutta cessa
33. 62 mia visione, e ancor mi distilla
33. 63 nel core il dolce che nacque da essa.

33. 64 Così la neve al sol si disigilla;
33. 65 così al vento ne le foglie levi
33. 66 si perdea la sentenza di Sibilla.

33. 67 O somma luce che tanto ti levi
33. 68 da' concetti mortali, a la mia mente
33. 69 ripresta un poco di quel che parevi,

33. 70 e fa la lingua mia tanto possente,
33. 71 ch'una favilla sol de la tua gloria
33. 72 possa lasciare a la futura gente;

33. 73 ché, per tornare alquanto a mia memoria
33. 74 e per sonare un poco in questi versi,
33. 75 più si conceperà di tua vittoria.

33. 76 Io credo, per l'acume ch'io soffersi
33. 77 del vivo raggio, ch'i' sarei smarrito,
33. 78 se li occhi miei da lui fossero aversi.

33. 79 E' mi ricorda ch'io fui più ardito
33. 80 per questo a sostener, tanto ch'i' giunsi
33. 81 l'aspetto mio col valore infinito.

33. 82 Oh abbondante grazia ond'io presunsi
33. 83 ficcar lo viso per la luce etterna,
33. 84 tanto che la veduta vi consunsi!

33. 85 Nel suo profondo vidi che s'interna
33. 86 legato con amore in un volume,
33. 87 ciò che per l'universo si squaderna:

33. 88 sustanze e accidenti e lor costume,
33. 89 quasi conflati insieme, per tal modo
33. 90 che ciò ch'i' dico è un semplice lume.

33. 91 La forma universal di questo nodo
33. 92 credo ch'i' vidi, perché più di largo,
33. 93 dicendo questo, mi sento ch'i' godo.

33. 94 Un punto solo m'è maggior letargo
33. 95 che venticinque secoli a la 'mpresa,
33. 96 che fé Nettuno ammirar l'ombra d'Argo.

33. 97 Così la mente mia, tutta sospesa,
33. 98 mirava fissa, immobile e attenta,
33. 99 e sempre di mirar faceasi accesa.

33.100 A quella luce cotal si diventa,
33.101 che volgersi da lei per altro aspetto
33.102 è impossibil che mai si consenta;

33.103 però che 'l ben, ch'è del volere obietto,
33.104 tutto s'accoglie in lei, e fuor di quella
33.105 è defettivo ciò ch'è lì perfetto.

33.106 Omai sarà più corta mia favella,
33.107 pur a quel ch'io ricordo, che d'un fante
33.108 che bagni ancor la lingua a la mammella.

33.109 Non perché più ch'un semplice sembiante
33.110 fosse nel vivo lume ch'io mirava,
33.111 che tal è sempre qual s'era davante;

33.112 ma per la vista che s'avvalorava
33.113 in me guardando, una sola parvenza,
33.114 mutandom'io, a me si travagliava.

33.115 Ne la profonda e chiara sussistenza
33.116 de l'alto lume parvermi tre giri
33.117 di tre colori e d'una contenenza;

33.118 e l'un da l'altro come iri da iri
33.119 parea reflesso, e 'l terzo parea foco
33.120 che quinci e quindi igualmente si spiri.

33.121 Oh quanto è corto il dire e come fioco
33.122 al mio concetto! e questo, a quel ch'i' vidi,
33.123 è tanto, che non basta a dicer `poco'.

33.124 O luce etterna che sola in te sidi,
33.125 sola t'intendi, e da te intelletta
33.126 e intendente te ami e arridi!

33.127 Quella circulazion che sì concetta
33.128 pareva in te come lume reflesso,
33.129 da li occhi miei alquanto circunspetta,

33.130 dentro da sé, del suo colore stesso,
33.131 mi parve pinta de la nostra effige:
33.132 per che 'l mio viso in lei tutto era messo.

33.133 Qual è 'l geomètra che tutto s'affige
33.134 per misurar lo cerchio, e non ritrova,
33.135 pensando, quel principio ond'elli indige,

33.136 tal era io a quella vista nova:
33.137 veder voleva come si convenne
33.138 l'imago al cerchio e come vi s'indova;

33.139 ma non eran da ciò le proprie penne:
33.140 se non che la mia mente fu percossa
33.141 da un fulgore in che sua voglia venne.

33.142 A l'alta fantasia qui mancò possa;
33.143 ma già volgeva il mio disio e 'l *velle*,
33.144 sì come rota ch'igualmente è mossa,
33.145 l'amor che move il sole e l'altre stelle.
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