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 PURGATORIO CANTO 11

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MessaggioTitolo: PURGATORIO CANTO 11   Dom Feb 08, 2009 1:14 am

11. 1 «O Padre nostro, che ne' cieli stai,
11. 2 non circunscritto, ma per più amore
11. 3 ch'ai primi effetti di là sù tu hai,

11. 4 laudato sia 'l tuo nome e 'l tuo valore
11. 5 da ogni creatura, com'è degno
11. 6 di render grazie al tuo dolce vapore.

11. 7 Vegna ver' noi la pace del tuo regno,
11. 8 ché noi ad essa non potem da noi,
11. 9 s'ella non vien, con tutto nostro ingegno.

11. 10 Come del suo voler li angeli tuoi
11. 11 fan sacrificio a te, cantando *osanna*,
11. 12 così facciano li uomini de' suoi.

11. 13 Dà oggi a noi la cotidiana manna,
11. 14 sanza la qual per questo aspro diserto
11. 15 a retro va chi più di gir s'affanna.

11. 16 E come noi lo mal ch'avem sofferto
11. 17 perdoniamo a ciascuno, e tu perdona
11. 18 benigno, e non guardar lo nostro merto.

11. 19 Nostra virtù che di legger s'adona,
11. 20 non spermentar con l'antico avversaro,
11. 21 ma libera da lui che sì la sprona.

11. 22 Quest'ultima preghiera, segnor caro,
11. 23 già non si fa per noi, ché non bisogna,
11. 24 ma per color che dietro a noi restaro».

11. 25 Così a sé e noi buona ramogna
11. 26 quell'ombre orando, andavan sotto 'l pondo,
11. 27 simile a quel che tal volta si sogna,

11. 28 disparmente angosciate tutte a tondo
11. 29 e lasse su per la prima cornice,
11. 30 purgando la caligine del mondo.

11. 31 Se di là sempre ben per noi si dice,
11. 32 di qua che dire e far per lor si puote
11. 33 da quei ch'hanno al voler buona radice?

11. 34 Ben si de' loro atar lavar le note
11. 35 che portar quinci, sì che, mondi e lievi,
11. 36 possano uscire a le stellate ruote.

11. 37 «Deh, se giustizia e pietà vi disgrievi
11. 38 tosto, sì che possiate muover l'ala,
11. 39 che secondo il disio vostro vi lievi,

11. 40 mostrate da qual mano inver' la scala
11. 41 si va più corto; e se c'è più d'un varco,
11. 42 quel ne 'nsegnate che men erto cala;

11. 43 ché questi che vien meco, per lo 'ncarco
11. 44 de la carne d'Adamo onde si veste,
11. 45 al montar sù, contra sua voglia, è parco».

11. 46 Le lor parole, che rendero a queste
11. 47 che dette avea colui cu' io seguiva,
11. 48 non fur da cui venisser manifeste;

11. 49 ma fu detto: «A man destra per la riva
11. 50 con noi venite, e troverete il passo
11. 51 possibile a salir persona viva.

11. 52 E s'io non fossi impedito dal sasso
11. 53 che la cervice mia superba doma,
11. 54 onde portar convienmi il viso basso,

11. 55 cotesti, ch'ancor vive e non si noma,
11. 56 guardere' io, per veder s'i' 'l conosco,
11. 57 e per farlo pietoso a questa soma.

11. 58 Io fui c e nato d'un gran Tosco:
11. 59 Guiglielmo Aldobrandesco fu mio padre;
11. 60 non so se 'l nome suo già mai fu vosco.

11. 61 L'antico sangue e l'opere leggiadre
11. 62 d'i miei maggior mi fer sì arrogante,
11. 63 che, non pensando a la comune madre,

11. 64 ogn'uomo ebbi in despetto tanto avante,
11. 65 ch'io ne mori', come i Sanesi sanno
11. 66 e sallo in Campagnatico ogne fante.

11. 67 Io sono Omberto; e non pur a me danno
11. 68 superbia fa, ché tutti miei consorti
11. 69 ha ella tratti seco nel malanno.

11. 70 E qui convien ch'io questo peso porti
11. 71 per lei, tanto che a Dio si sodisfaccia,
11. 72 poi ch'io nol fe' tra ' vivi, qui tra ' morti».

11. 73 Ascoltando chinai in giù la faccia;
11. 74 e un di lor, non questi che parlava,
11. 75 si torse sotto il peso che li 'mpaccia,

11. 76 e videmi e conobbemi e chiamava,
11. 77 tenendo li occhi con fatica fisi
11. 78 a me che tutto chin con loro andava.

11. 79 «Oh!», diss'io lui, «non se' tu Oderisi,
11. 80 l'onor d'Agobbio e l'onor di quell'arte
11. 81 ch'alluminar chiamata è in Parisi?».

11. 82 «Frate», diss'elli, «più ridon le carte
11. 83 che pennelleggia Franco Bolognese;
11. 84 l'onore è tutto or suo, e mio in parte.

11. 85 Ben non sare' io stato sì cortese
11. 86 mentre ch'io vissi, per lo gran disio
11. 87 de l'eccellenza ove mio core intese.

11. 88 Di tal superbia qui si paga il fio;
11. 89 e ancor non sarei qui, se non fosse
11. 90 che, possendo peccar, mi volsi a Dio.

11. 91 Oh vana gloria de l'umane posse!
11. 92 com'poco verde in su la cima dura,
11. 93 se non è giunta da l'etati grosse!

11. 94 Credette Cimabue ne la pittura
11. 95 tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,
11. 96 sì che la fama di colui è scura:

11. 97 così ha tolto l'uno a l'altro Guido
11. 98 la gloria de la lingua; e forse è nato
11. 99 chi l'uno e l'altro caccerà del nido.

11.100 Non è il mondan romore altro ch'un fiato
11.101 di vento, ch'or vien quinci e or vien quindi,
11.102 e muta nome perché muta lato.

11.103 Che voce avrai tu più, se vecchia scindi
11.104 da te la carne, che se fossi morto
11.105 anzi che tu lasciassi il "pappo" e 'l "dindi",

11.106 pria che passin mill'anni? ch'è più corto
11.107 spazio a l'etterno, ch'un muover di ciglia
11.108 al cerchio che più tardi in cielo è torto.

11.109 Colui che del cammin sì poco piglia
11.110 dinanzi a me, Toscana sonò tutta;
11.111 e ora a pena in Siena sen pispiglia,

11.112 ond'era sire quando fu distrutta
11.113 la rabbia fiorentina, che superba
11.114 fu a quel tempo sì com'ora è putta.

11.115 La vostra nominanza è color d'erba,
11.116 che viene e va, e quei la discolora
11.117 per cui ella esce de la terra acerba».

11.118 E io a lui: «Tuo vero dir m'incora
11.119 bona umiltà, e gran tumor m'appiani;
11.120 ma chi è quei di cui tu parlavi ora?».

11.121 «Quelli è», rispuose, «Provenzan Salvani;
11.122 ed è qui perché fu presuntuoso
11.123 a recar Siena tutta a le sue mani.

11.124 Ito è così e va, sanza riposo,
11.125 poi che morì; cotal moneta rende
11.126 a sodisfar chi è di là troppo oso».

11.127 E io: «Se quello spirito ch'attende,
11.128 pria che si penta, l'orlo de la vita,
11.129 qua giù dimora e qua sù non ascende,

11.130 se buona orazion lui non aita,
11.131 prima che passi tempo quanto visse,
11.132 come fu la venuta lui largita?».

11.133 «Quando vivea più glorioso», disse,
11.134 «liberamente nel Campo di Siena,
11.135 ogne vergogna diposta, s'affisse;

11.136 e lì, per trar l'amico suo di pena
11.137 ch'e' sostenea ne la prigion di Carlo,
11.138 si condusse a tremar per ogne vena.

11.139 Più non dirò, e scuro so che parlo;
11.140 ma poco tempo andrà, che ' tuoi vicini
11.141 faranno sì che tu potrai chiosarlo.
11.142 Quest'opera li tolse quei confini».
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