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 PURGATORIO CANTO 18

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MessaggioTitolo: PURGATORIO CANTO 18   Dom Feb 08, 2009 1:10 am

18. 1 Posto avea fine al suo ragionamento
18. 2 l'alto dottore, e attento guardava
18. 3 ne la mia vista s'io parea contento;

18. 4 e io, cui nova sete ancor frugava,
18. 5 di fuor tacea, e dentro dicea: "Forse
18. 6 lo troppo dimandar ch'io fo li grava".

18. 7 Ma quel padre verace, che s'accorse
18. 8 del timido voler che non s'apriva,
18. 9 parlando, di parlare ardir mi porse.

18. 10 Ond'io: «Maestro, il mio veder s'avviva
18. 11 sì nel tuo lume, ch'io discerno chiaro
18. 12 quanto la tua ragion parta o descriva.

18. 13 Però ti prego, dolce padre caro,
18. 14 che mi dimostri amore, a cui reduci
18. 15 ogne buono operare e 'l suo contraro».

18. 16 «Drizza», disse, «ver' me l'agute luci
18. 17 de lo 'ntelletto, e fieti manifesto
18. 18 l'error de' ciechi che si fanno duci.

18. 19 L'animo, ch'è creato ad amar presto,
18. 20 ad ogne cosa è mobile che piace,
18. 21 tosto che dal piacere in atto è desto.

18. 22 Vostra apprensiva da esser verace
18. 23 tragge intenzione, e dentro a voi la spiega,
18. 24 sì che l'animo ad essa volger face;

18. 25 e se, rivolto, inver' di lei si piega,
18. 26 quel piegare è amor, quell'è natura
18. 27 che per piacer di novo in voi si lega.

18. 28 Poi, come 'l foco movesi in altura
18. 29 per la sua forma ch'è nata a salire
18. 30 là dove più in sua matera dura,

18. 31 così l'animo preso entra in disire,
18. 32 ch'è moto spiritale, e mai non posa
18. 33 fin che la cosa amata il fa gioire.

18. 34 Or ti puote apparer quant'è nascosa
18. 35 la veritate a la gente ch'avvera
18. 36 ciascun amore in sé laudabil cosa;

18. 37 però che forse appar la sua matera
18. 38 sempre esser buona, ma non ciascun segno
18. 39 è buono, ancor che buona sia la cera».

18. 40 «Le tue parole e 'l mio seguace ingegno»,
18. 41 rispuos'io lui, «m'hanno amor discoverto,
18. 42 ma ciò m'ha fatto di dubbiar più pregno;

18. 43 ché, s'amore è di fuori a noi offerto,
18. 44 e l'anima non va con altro piede,
18. 45 se dritta o torta va, non è suo merto».

18. 46 Ed elli a me: «Quanto ragion qui vede,
18. 47 dir ti poss'io; da indi in là t'aspetta
18. 48 pur a Beatrice, ch'è opra di fede.

18. 49 Ogne forma sustanzial, che setta
18. 50 è da matera ed è con lei unita,
18. 51 specifica vertute ha in sé colletta,

18. 52 la qual sanza operar non è sentita,
18. 53 né si dimostra mai che per effetto,
18. 54 come per verdi fronde in pianta vita.

18. 55 Però, là onde vegna lo 'ntelletto
18. 56 de le prime notizie, omo non sape,
18. 57 e de' primi appetibili l'affetto,

18. 58 che sono in voi sì come studio in ape
18. 59 di far lo mele; e questa prima voglia
18. 60 merto di lode o di biasmo non cape.

18. 61 Or perché a questa ogn'altra si raccoglia,
18. 62 innata v'è la virtù che consiglia,
18. 63 e de l'assenso de' tener la soglia.

18. 64 Quest'è 'l principio là onde si piglia
18. 65 ragion di meritare in voi, secondo
18. 66 che buoni e rei amori accoglie e viglia.

18. 67 Color che ragionando andaro al fondo,
18. 68 s'accorser d'esta innata libertate;
18. 69 però moralità lasciaro al mondo.

18. 70 Onde, poniam che di necessitate
18. 71 surga ogne amor che dentro a voi s'accende,
18. 72 di ritenerlo è in voi la podestate.

18. 73 La nobile virtù Beatrice intende
18. 74 per lo libero arbitrio, e però guarda
18. 75 che l'abbi a mente, s'a parlar ten prende».

18. 76 La luna, quasi a mezza notte tarda,
18. 77 facea le stelle a noi parer più rade,
18. 78 fatta com'un secchion che tuttor arda;

18. 79 e correa contro 'l ciel per quelle strade
18. 80 che 'l sole infiamma allor che quel da Roma
18. 81 tra Sardi e ' Corsi il vede quando cade.

18. 82 E quell'ombra gentil per cui si noma
18. 83 Pietola più che villa mantoana,
18. 84 del mio carcar diposta avea la soma;

18. 85 per ch'io, che la ragione aperta e piana
18. 86 sovra le mie quistioni avea ricolta,
18. 87 stava com'om che sonnolento vana.

18. 88 Ma questa sonnolenza mi fu tolta
18. 89 subitamente da gente che dopo
18. 90 le nostre spalle a noi era già volta.

18. 91 E quale Ismeno già vide e Asopo
18. 92 lungo di sè di notte furia e calca,
18. 93 pur che i Teban di Bacco avesser uopo,

18. 94 cotal per quel giron suo passo falca,
18. 95 per quel ch'io vidi di color, venendo,
18. 96 cui buon volere e giusto amor cavalca.

18. 97 Tosto fur sovr'a noi, perché correndo
18. 98 si movea tutta quella turba magna;
18. 99 e due dinanzi gridavan piangendo:

18.100 «Maria corse con fretta a la montagna;
18.101 e Cesare, per soggiogare Ilerda,
18.102 punse Marsilia e poi corse in Ispagna».

18.103 «Ratto, ratto, che 'l tempo non si perda
18.104 per poco amor», gridavan li altri appresso,
18.105 «che studio di ben far grazia rinverda».

18.106 «O gente in cui fervore aguto adesso
18.107 ricompie forse negligenza e indugio
18.108 da voi per tepidezza in ben far messo,

18.109 questi che vive, e certo i' non vi bugio,
18.110 vuole andar sù, pur che 'l sol ne riluca;
18.111 però ne dite ond'è presso il pertugio».

18.112 Parole furon queste del mio duca;
18.113 e un di quelli spirti disse: «Vieni
18.114 di retro a noi, e troverai la buca.

18.115 Noi siam di voglia a muoverci sì pieni,
18.116 che restar non potem; però perdona,
18.117 se villania nostra giustizia tieni.

18.118 Io fui abate in San Zeno a Verona
18.119 sotto lo 'mperio del buon Barbarossa,
18.120 di cui dolente ancor Milan ragiona.

18.121 E tale ha già l'un piè dentro la fossa,
18.122 che tosto piangerà quel monastero,
18.123 e tristo fia d'avere avuta possa;

18.124 perché suo figlio, mal del corpo intero,
18.125 e de la mente peggio, e che mal nacque,
18.126 ha posto in loco di suo pastor vero».

18.127 Io non so se più disse o s'ei si tacque,
18.128 tant'era già di là da noi trascorso;
18.129 ma questo intesi, e ritener mi piacque.

18.130 E quei che m'era ad ogne uopo soccorso
18.131 disse: «Volgiti qua: vedine due
18.132 venir dando a l'accidia di morso».

18.133 Di retro a tutti dicean: «Prima fue
18.134 morta la gente a cui il mar s'aperse,
18.135 che vedesse Iordan le rede sue.

18.136 E quella che l'affanno non sofferse
18.137 fino a la fine col figlio d'Anchise,
18.138 sé stessa a vita sanza gloria offerse».

18.139 Poi quando fuor da noi tanto divise
18.140 quell'ombre, che veder più non potiersi,
18.141 novo pensiero dentro a me si mise,

18.142 del qual più altri nacquero e diversi;
18.143 e tanto d'uno in altro vaneggiai,
18.144 che li occhi per vaghezza ricopersi,
18.145 e 'l pensamento in sogno trasmutai.
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