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 PURGATORIO CANTO 20

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MessaggioTitolo: PURGATORIO CANTO 20   Dom Feb 08, 2009 1:09 am

20. 1 Contra miglior voler voler mal pugna;
20. 2 onde contra 'l piacer mio, per piacerli,
20. 3 trassi de l'acqua non sazia la spugna.

20. 4 Mossimi; e 'l duca mio si mosse per li
20. 5 luoghi spediti pur lungo la roccia,
20. 6 come si va per muro stretto a' merli;

20. 7 ché la gente che fonde a goccia a goccia
20. 8 per li occhi il mal che tutto 'l mondo occupa,
20. 9 da l'altra parte in fuor troppo s'approccia.

20. 10 Maladetta sie tu, antica ,
20. 11 che più che tutte l'altre bestie hai preda
20. 12 per la tua fame sanza fine cupa!

20. 13 O ciel, nel cui girar par che si creda
20. 14 le condizion di qua giù trasmutarsi,
20. 15 quando verrà per cui questa disceda?

20. 16 Noi andavam con passi lenti e scarsi,
20. 17 e io attento a l'ombre, ch'i' sentia
20. 18 pietosamente piangere e lagnarsi;

20. 19 e per ventura udi' «Dolce Maria!»
20. 20 dinanzi a noi chiamar così nel pianto
20. 21 come fa donna che in parturir sia;

20. 22 e seguitar: «Povera fosti tanto,
20. 23 quanto veder si può per quello ospizio
20. 24 dove sponesti il tuo portato santo».

20. 25 Seguentemente intesi: «O buon Fabrizio,
20. 26 con povertà volesti anzi virtute
20. 27 che gran ricchezza posseder con vizio».

20. 28 Queste parole m'eran sì piaciute,
20. 29 ch'io mi trassi oltre per aver contezza
20. 30 di quello spirto onde parean venute.

20. 31 Esso parlava ancor de la larghezza
20. 32 che fece Niccolò a le pulcelle,
20. 33 per condurre ad onor lor giovinezza.

20. 34 «O anima che tanto ben favelle,
20. 35 dimmi chi fosti», dissi, «e perché sola
20. 36 tu queste degne lode rinovelle.

20. 37 Non fia sanza mercé la tua parola,
20. 38 s'io ritorno a compiér lo cammin corto
20. 39 di quella vita ch'al termine vola».

20. 40 Ed elli: «Io ti dirò, non per conforto
20. 41 ch'io attenda di là, ma perché tanta
20. 42 grazia in te luce prima che sie morto.

20. 43 Io fui radice de la mala pianta
20. 44 che la terra cristiana tutta aduggia,
20. 45 sì che buon frutto rado se ne schianta.

20. 46 Ma se Doagio, Lilla, Guanto e Bruggia
20. 47 potesser, tosto ne saria vendetta;
20. 48 e io la cheggio a lui che tutto giuggia.

20. 49 Chiamato fui di là Ugo Ciappetta;
20. 50 di me son nati i Filippi e i Luigi
20. 51 per cui novellamente è Francia retta.

20. 52 Figliuol fu' io d'un beccaio di Parigi:
20. 53 quando li regi antichi venner meno
20. 54 tutti, fuor ch'un renduto in panni bigi,

20. 55 trova'mi stretto ne le mani il freno
20. 56 del governo del regno, e tanta possa
20. 57 di nuovo acquisto, e sì d'amici pieno,

20. 58 ch'a la corona vedova promossa
20. 59 la testa di mio figlio fu, dal quale
20. 60 cominciar di costor le sacrate ossa.

20. 61 Mentre che la gran dota provenzale
20. 62 al sangue mio non tolse la vergogna,
20. 63 poco valea, ma pur non facea male.

20. 64 Lì cominciò con forza e con menzogna
20. 65 la sua rapina; e poscia, per ammenda,
20. 66 Pontì e Normandia prese e Guascogna.

20. 67 Carlo venne in Italia e, per ammenda,
20. 68 vittima fé di Curradino; e poi
20. 69 ripinse al ciel Tommaso, per ammenda.

20. 70 Tempo vegg'io, non molto dopo ancoi,
20. 71 che tragge un altro Carlo fuor di Francia,
20. 72 per far conoscer meglio e sé e ' suoi.

20. 73 Sanz'arme n'esce e solo con la lancia
20. 74 con la qual giostrò Giuda, e quella ponta
20. 75 sì ch'a Fiorenza fa scoppiar la pancia.

20. 76 Quindi non terra, ma peccato e onta
20. 77 guadagnerà, per sé tanto più grave,
20. 78 quanto più lieve simil danno conta.

20. 79 L'altro, che già uscì preso di nave,
20. 80 veggio vender sua figlia e patteggiarne
20. 81 come fanno i corsar de l'altre schiave.

20. 82 O avarizia, che puoi tu più farne,
20. 83 poscia c'ha' il mio sangue a te sì tratto,
20. 84 che non si cura de la propria carne?

20. 85 Perché men paia il mal futuro e 'l fatto,
20. 86 veggio in Alagna intrar lo fiordaliso,
20. 87 e nel vicario suo Cristo esser catto.

20. 88 Veggiolo un'altra volta esser deriso;
20. 89 veggio rinovellar l'aceto e 'l fiele,
20. 90 e tra vivi ladroni esser anciso.

20. 91 Veggio il novo Pilato sì crudele,
20. 92 che ciò nol sazia, ma sanza decreto
20. 93 portar nel Tempio le cupide vele.

20. 94 O Segnor mio, quando sarò io lieto
20. 95 a veder la vendetta che, nascosa,
20. 96 fa dolce l'ira tua nel tuo secreto?

20. 97 Ciò ch'io dicea di quell'unica sposa
20. 98 de lo Spirito Santo e che ti fece
20. 99 verso me volger per alcuna chiosa,

20.100 tanto è risposto a tutte nostre prece
20.101 quanto 'l dì dura; ma com'el s'annotta,
20.102 contrario suon prendemo in quella vece.

20.103 Noi repetiam Pigmalion allotta,
20.104 cui traditore e ladro e paricida
20.105 fece la voglia sua de l'oro ghiotta;

20.106 e la miseria de l'avaro Mida,
20.107 che seguì a la sua dimanda gorda,
20.108 per la qual sempre convien che si rida.

20.109 Del folle Acàn ciascun poi si ricorda,
20.110 come furò le spoglie, sì che l'ira
20.111 di Iosuè qui par ch'ancor lo morda.

20.112 Indi accusiam col marito Saffira;
20.113 lodiam i calci ch'ebbe Eliodoro;
20.114 e in infamia tutto 'l monte gira

20.115 Polinestòr ch'ancise Polidoro;
20.116 ultimamente : "Crasso,
20.117 dilci, che 'l sai: di che sapore è l'oro?".

20.118 Talor parla l'uno alto e l'altro basso,
20.119 secondo l'affezion ch'ad ir ci sprona
20.120 ora a maggiore e ora a minor passo:

20.121 però al ben che 'l dì ci si ragiona,
20.122 dianzi non era io sol; ma qui da presso
20.123 non alzava la voce altra persona».

20.124 Noi eravam partiti già da esso,
20.125 e brigavam di soverchiar la strada
20.126 tanto quanto al poder n'era permesso,

20.127 quand'io senti', come cosa che cada,
20.128 tremar lo monte; onde mi prese un gelo
20.129 qual prender suol colui ch'a morte vada.

20.130 Certo non si scoteo sì forte Delo,
20.131 pria che Latona in lei facesse 'l nido
20.132 a parturir li due occhi del cielo.

20.133 Poi cominciò da tutte parti un grido
20.134 tal, che 'l maestro inverso me si feo,
20.135 dicendo: «Non dubbiar, mentr'io ti guido».

20.136 "*Gloria in excelsis*" tutti "*Deo*"
20.137 dicean, per quel ch'io da' vicin compresi,
20.138 onde intender lo grido si poteo.

20.139 No' istavamo immobili e sospesi
20.140 come i pastor che prima udir quel canto,
20.141 fin che 'l tremar cessò ed el compiési.

20.142 Poi ripigliammo nostro cammin santo,
20.143 guardando l'ombre che giacean per terra,
20.144 tornate già in su l'usato pianto.

20.145 Nulla ignoranza mai con tanta guerra
20.146 mi fé desideroso di sapere,
20.147 se la memoria mia in ciò non erra,

20.148 quanta pareami allor, pensando, avere;
20.149 né per la fretta dimandare er'oso,
20.150 né per me lì potea cosa vedere:
20.151 così m'andava timido e pensoso.
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