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 PURGATORIO CANTO 27

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MessaggioTitolo: PURGATORIO CANTO 27   Dom Feb 08, 2009 1:06 am

27. 1 Sì come quando i primi raggi vibra
27. 2 là dove il suo fattor lo sangue sparse,
27. 3 cadendo Ibero sotto l'alta Libra,

27. 4 e l'onde in Gange da nona riarse,
27. 5 sì stava il sole; onde 'l giorno sen giva,
27. 6 come l'angel di Dio lieto ci apparse.

27. 7 Fuor de la fiamma stava in su la riva,
27. 8 e cantava "*Beati mundo corde*!".
27. 9 in voce assai più che la nostra viva.

27. 10 Poscia «Più non si va, se pria non morde,
27. 11 anime sante, il foco: intrate in esso,
27. 12 e al cantar di là non siate sorde»,

27. 13 ci disse come noi li fummo presso;
27. 14 per ch'io divenni tal, quando lo 'ntesi,
27. 15 qual è colui che ne la fossa è messo.

27. 16 In su le man commesse mi protesi,
27. 17 guardando il foco e imaginando forte
27. 18 umani corpi già veduti accesi.

27. 19 Volsersi verso me le buone scorte;
27. 20 e Virgilio mi disse: «Figliuol mio,
27. 21 qui può esser tormento, ma non morte.

27. 22 Ricorditi, ricorditi! E se io
27. 23 sovresso Gerion ti guidai salvo,
27. 24 che farò ora presso più a Dio?

27. 25 Credi per certo che se dentro a l'alvo
27. 26 di questa fiamma stessi ben mille anni,
27. 27 non ti potrebbe far d'un capel calvo.

27. 28 E se tu forse credi ch'io t'inganni,
27. 29 fatti ver lei, e fatti far credenza
27. 30 con le tue mani al lembo d'i tuoi panni.

27. 31 Pon giù omai, pon giù ogni temenza;
27. 32 volgiti in qua e vieni: entra sicuro!».
27. 33 E io pur fermo e contra coscienza.

27. 34 Quando mi vide star pur fermo e duro,
27. 35 turbato un poco disse: «Or vedi, figlio:
27. 36 tra Beatrice e te è questo muro».

27. 37 Come al nome di Tisbe aperse il ciglio
27. 38 Piramo in su la morte, e riguardolla,
27. 39 allor che 'l gelso diventò vermiglio;

27. 40 così, la mia durezza fatta solla,
27. 41 mi volsi al savio duca, udendo il nome
27. 42 che ne la mente sempre mi rampolla.

27. 43 Ond'ei crollò la fronte e disse: «Come!
27. 44 volenci star di qua?»; indi sorrise
27. 45 come al fanciul si fa ch'è vinto al pome.

27. 46 Poi dentro al foco innanzi mi si mise,
27. 47 pregando Stazio che venisse retro,
27. 48 che pria per lunga strada ci divise.

27. 49 Sì com'fui dentro, in un bogliente vetro
27. 50 gittato mi sarei per rinfrescarmi,
27. 51 tant'era ivi lo 'ncendio sanza metro.

27. 52 Lo dolce padre mio, per confortarmi,
27. 53 pur di Beatrice ragionando andava,
27. 54 dicendo: «Li occhi suoi già veder parmi».

27. 55 Guidavaci una voce che cantava
27. 56 di là; e noi, attenti pur a lei,
27. 57 venimmo fuor là ove si montava.

27. 58 "*Venite, benedicti Patris mei*",
27. 59 sonò dentro a un lume che lì era,
27. 60 tal che mi vinse e guardar nol potei.

27. 61 «Lo sol sen va», soggiunse, «e vien la sera;
27. 62 non v'arrestate, ma studiate il passo,
27. 63 mentre che l'occidente non si annera».

27. 64 Dritta salia la via per entro 'l sasso
27. 65 verso tal parte ch'io toglieva i raggi
27. 66 dinanzi a me del sol ch'era già basso.

27. 67 E di pochi scaglion levammo i saggi,
27. 68 che 'l sol corcar, per l'ombra che si spense,
27. 69 sentimmo dietro e io e li miei saggi.

27. 70 E pria che 'n tutte le sue parti immense
27. 71 fosse orizzonte fatto d'uno aspetto,
27. 72 e notte avesse tutte sue dispense,

27. 73 ciascun di noi d'un grado fece letto;
27. 74 ché la natura del monte ci affranse
27. 75 la possa del salir più e 'l diletto.

27. 76 Quali si stanno ruminando manse
27. 77 le capre, state rapide e proterve
27. 78 sovra le cime avante che sien pranse,

27. 79 tacite a l'ombra, mentre che 'l sol ferve,
27. 80 guardate dal pastor, che 'n su la verga
27. 81 poggiato s'è e lor di posa serve;

27. 82 e quale il mandrian che fori alberga,
27. 83 lungo il pecuglio suo queto pernotta,
27. 84 guardando perché fiera non lo sperga;

27. 85 tali eravamo tutti e tre allotta,
27. 86 io come capra, ed ei come pastori,
27. 87 fasciati quinci e quindi d'alta grotta.

27. 88 Poco parer potea lì del di fori;
27. 89 ma, per quel poco, vedea io le stelle
27. 90 di lor solere e più chiare e maggiori.

27. 91 Sì ruminando e sì mirando in quelle,
27. 92 mi prese il sonno; il sonno che sovente,
27. 93 anzi che 'l fatto sia, sa le novelle.

27. 94 Ne l'ora, credo, che de l'oriente,
27. 95 prima raggiò nel monte Citerea,
27. 96 che di foco d'amor par sempre ardente,

27. 97 giovane e bella in sogno mi parea
27. 98 donna vedere andar per una landa
27. 99 cogliendo fiori; e cantando dicea:

27.100 «Sappia qualunque il mio nome dimanda
27.101 ch'i' mi son Lia, e vo movendo intorno
27.102 le belle mani a farmi una ghirlanda.

27.103 Per piacermi a lo specchio, qui m'addorno;
27.104 ma mia suora Rachel mai non si smaga
27.105 dal suo miraglio, e siede tutto giorno.

27.106 Ell'è d'i suoi belli occhi veder vaga
27.107 com'io de l'addornarmi con le mani;
27.108 lei lo vedere, e me l'ovrare appaga».

27.109 E già per li splendori antelucani,
27.110 che tanto a' pellegrin surgon più grati,
27.111 quanto, tornando, albergan men lontani,

27.112 le tenebre fuggian da tutti lati,
27.113 e 'l sonno mio con esse; ond'io leva'mi,
27.114 veggendo i gran maestri già levati.

27.115 «Quel dolce pome che per tanti rami
27.116 cercando va la cura de' mortali,
27.117 oggi porrà in pace le tue fami».

27.118 Virgilio inverso me queste cotali
27.119 parole usò; e mai non furo strenne
27.120 che fosser di piacere a queste iguali.

27.121 Tanto voler sopra voler mi venne
27.122 de l'esser sù, ch'ad ogne passo poi
27.123 al volo mi sentia crescer le penne.

27.124 Come la scala tutta sotto noi
27.125 fu corsa e fummo in su 'l grado superno,
27.126 in me ficcò Virgilio li occhi suoi,

27.127 e disse: «Il temporal foco e l'etterno
27.128 veduto hai, figlio; e se' venuto in parte
27.129 dov'io per me più oltre non discerno.

27.130 Tratto t'ho qui con ingegno e con arte;
27.131 lo tuo piacere omai prendi per duce;
27.132 fuor se' de l'erte vie, fuor se' de l'arte.

27.133 Vedi lo sol che 'n fronte ti riluce;
27.134 vedi l'erbette, i fiori e li arbuscelli
27.135 che qui la terra sol da sé produce.

27.136 Mentre che vegnan lieti li occhi belli
27.137 che, lagrimando, a te venir mi fenno,
27.138 seder ti puoi e puoi andar tra elli.

27.139 Non aspettar mio dir più né mio cenno;
27.140 libero, dritto e sano è tuo arbitrio,
27.141 e fallo fora non fare a suo senno:
27.142 per ch'io te sovra te corono e mitrio».
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