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 PURGATORIO CANTO 30

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MessaggioTitolo: PURGATORIO CANTO 30   Dom Feb 08, 2009 1:05 am

30. 1 Quando il settentrion del primo cielo,
30. 2 che né occaso mai seppe né orto
30. 3 né d'altra nebbia che di colpa velo,

30. 4 e che faceva lì ciascun accorto
30. 5 di suo dover, come 'l più basso face
30. 6 qual temon gira per venire a porto,

30. 7 fermo s'affisse: la gente verace,
30. 8 venuta prima tra 'l grifone ed esso,
30. 9 al carro volse sé come a sua pace;

30. 10 e un di loro, quasi da ciel messo,
30. 11 `*Veni, sponsa, de Libano*' cantando
30. 12 gridò tre volte, e tutti li altri appresso.

30. 13 Quali i beati al novissimo bando
30. 14 surgeran presti ognun di sua caverna,
30. 15 la revestita voce alleluiando,

30. 16 cotali in su la divina basterna
30. 17 si levar cento, *ad vocem tanti senis*,
30. 18 ministri e messaggier di vita etterna.

30. 19 Tutti dicean: "*Benedictus qui venis*!",
30. 20 e fior gittando e di sopra e dintorno,
30. 21 "*Manibus*, oh, *date lilia plenis*!".

30. 22 Io vidi già nel cominciar del giorno
30. 23 la parte oriental tutta rosata,
30. 24 e l'altro ciel di bel sereno addorno;

30. 25 e la faccia del sol nascere ombrata,
30. 26 sì che per temperanza di vapori
30. 27 l'occhio la sostenea lunga fiata:

30. 28 così dentro una nuvola di fiori
30. 29 che da le mani angeliche saliva
30. 30 e ricadeva in giù dentro e di fori,

30. 31 sovra candido vel cinta d'uliva
30. 32 donna m'apparve, sotto verde manto
30. 33 vestita di color di fiamma viva.

30. 34 E lo spirito mio, che già cotanto
30. 35 tempo era stato ch'a la sua presenza
30. 36 non era di stupor, tremando, affranto,

30. 37 sanza de li occhi aver più conoscenza,
30. 38 per occulta virtù che da lei mosse,
30. 39 d'antico amor sentì la gran potenza.

30. 40 Tosto che ne la vista mi percosse
30. 41 l'alta virtù che già m'avea trafitto
30. 42 prima ch'io fuor di puerizia fosse,

30. 43 volsimi a la sinistra col respitto
30. 44 col quale il fantolin corre a la mamma
30. 45 quando ha paura o quando elli è afflitto,

30. 46 per dicere a Virgilio: "Men che dramma
30. 47 di sangue m'è rimaso che non tremi:
30. 48 conosco i segni de l'antica fiamma".

30. 49 Ma Virgilio n'avea lasciati scemi
30. 50 di sé, Virgilio dolcissimo patre,
30. 51 Virgilio a cui per mia salute die'mi;

30. 52 né quantunque perdeo l'antica matre,
30. 53 valse a le guance nette di rugiada,
30. 54 che, lagrimando, non tornasser atre.

30. 55 «Dante, perché Virgilio se ne vada,
30. 56 non pianger anco, non pianger ancora;
30. 57 ché pianger ti conven per altra spada».

30. 58 Quasi ammiraglio che in poppa e in prora
30. 59 viene a veder la gente che ministra
30. 60 per li altri legni, e a ben far l'incora;

30. 61 in su la sponda del carro sinistra,
30. 62 quando mi volsi al suon del nome mio,
30. 63 che di necessità qui si registra,

30. 64 vidi la donna che pria m'appario
30. 65 velata sotto l'angelica festa,
30. 66 drizzar li occhi ver' me di qua dal rio.

30. 67 Tutto che 'l vel che le scendea di testa,
30. 68 cerchiato de le fronde di Minerva,
30. 69 non la lasciasse parer manifesta,

30. 70 regalmente ne l'atto ancor proterva
30. 71 continuò come colui che dice
30. 72 e 'l più caldo parlar dietro reserva:

30. 73 «Guardaci ben! Ben son, ben son Beatrice.
30. 74 Come degnasti d'accedere al monte?
30. 75 non sapei tu che qui è l'uom felice?».

30. 76 Li occhi mi cadder giù nel chiaro fonte;
30. 77 ma veggendomi in esso, i trassi a l'erba,
30. 78 tanta vergogna mi gravò la fronte.

30. 79 Così la madre al figlio par superba,
30. 80 com'ella parve a me; perché d'amaro
30. 81 sente il sapor de la pietade acerba.

30. 82 Ella si tacque; e li angeli cantaro
30. 83 di subito "*In te, Domine, speravi*";
30. 84 ma oltre "*pedes meos*" non passaro.

30. 85 Sì come neve tra le vive travi
30. 86 per lo dosso d'Italia si congela,
30. 87 soffiata e stretta da li venti schiavi,

30. 88 poi, liquefatta, in sé stessa trapela,
30. 89 pur che la terra che perde ombra spiri,
30. 90 sì che par foco fonder la candela;

30. 91 così fui sanza lagrime e sospiri
30. 92 anzi 'l cantar di quei che notan sempre
30. 93 dietro a le note de li etterni giri;

30. 94 ma poi che 'ntesi ne le dolci tempre
30. 95 lor compatire a me, par che se detto
30. 96 avesser: "Donna, perché sì lo stempre?",

30. 97 lo gel che m'era intorno al cor ristretto,
30. 98 spirito e acqua fessi, e con angoscia
30. 99 de la bocca e de li occhi uscì del petto.

30.100 Ella, pur ferma in su la detta coscia
30.101 del carro stando, a le sustanze pie
30.102 volse le sue parole così poscia:

30.103 «Voi vigilate ne l'etterno die,
30.104 sì che notte né sonno a voi non fura
30.105 passo che faccia il secol per sue vie;

30.106 onde la mia risposta è con più cura
30.107 che m'intenda colui che di là piagne,
30.108 perché sia colpa e duol d'una misura.

30.109 Non pur per ovra de le rote magne,
30.110 che drizzan ciascun seme ad alcun fine
30.111 secondo che le stelle son compagne,

30.112 ma per larghezza di grazie divine,
30.113 che sì alti vapori hanno a lor piova,
30.114 che nostre viste là non van vicine,

30.115 questi fu tal ne la sua vita nova
30.116 virtualmente, ch'ogne abito destro
30.117 fatto averebbe in lui mirabil prova.

30.118 Ma tanto più maligno e più silvestro
30.119 si fa 'l terren col mal seme e non cólto,
30.120 quant'elli ha più di buon vigor terrestro.

30.121 Alcun tempo il sostenni col mio volto:
30.122 mostrando li occhi giovanetti a lui,
30.123 meco il menava in dritta parte vòlto.

30.124 Sì tosto come in su la soglia fui
30.125 di mia seconda etade e mutai vita,
30.126 questi si tolse a me, e diessi altrui.

30.127 Quando di carne a spirto era salita
30.128 e bellezza e virtù cresciuta m'era,
30.129 fu' io a lui men cara e men gradita;

30.130 e volse i passi suoi per via non vera,
30.131 imagini di ben seguendo false,
30.132 che nulla promession rendono intera.

30.133 Né l'impetrare ispirazion mi valse,
30.134 con le quali e in sogno e altrimenti
30.135 lo rivocai; sì poco a lui ne calse!

30.136 Tanto giù cadde, che tutti argomenti
30.137 a la salute sua eran già corti,
30.138 fuor che mostrarli le perdute genti.

30.139 Per questo visitai l'uscio de' morti
30.140 e a colui che l'ha qua sù condotto,
30.141 li prieghi miei, piangendo, furon porti.

30.142 Alto fato di Dio sarebbe rotto,
30.143 se Leté si passasse e tal vivanda
30.144 fosse gustata sanza alcuno scotto
30.145 di pentimento che lagrime spanda».
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