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 PURGATORIO CANTO 32

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MessaggioTitolo: PURGATORIO CANTO 32   Dom Feb 08, 2009 1:04 am

32. 1 Tant'eran li occhi miei fissi e attenti
32. 2 a disbramarsi la decenne sete,
32. 3 che li altri sensi m'eran tutti spenti.

32. 4 Ed essi quinci e quindi avien parete
32. 5 di non caler - così lo santo riso
32. 6 a sé traéli con l'antica rete! -;

32. 7 quando per forza mi fu vòlto il viso
32. 8 ver' la sinistra mia da quelle dee,
32. 9 perch'io udi' da loro un «Troppo fiso!»;

32. 10 e la disposizion ch'a veder èe
32. 11 ne li occhi pur testé dal sol percossi,
32. 12 sanza la vista alquanto esser mi fée.

32. 13 Ma poi ch'al poco il viso riformossi
32. 14 (e dico `al poco' per rispetto al molto
32. 15 sensibile onde a forza mi rimossi),

32. 16 vidi 'n sul braccio destro esser rivolto
32. 17 lo glorioso essercito, e tornarsi
32. 18 col sole e con le sette fiamme al volto.

32. 19 Come sotto li scudi per salvarsi
32. 20 volgesi schiera, e sé gira col segno,
32. 21 prima che possa tutta in sé mutarsi;

32. 22 quella milizia del celeste regno
32. 23 che procedeva, tutta trapassonne
32. 24 pria che piegasse il carro il primo legno.

32. 25 Indi a le rote si tornar le donne,
32. 26 e 'l grifon mosse il benedetto carco
32. 27 sì, che però nulla penna crollonne.

32. 28 La bella donna che mi trasse al varco
32. 29 e Stazio e io seguitavam la rota
32. 30 che fé l'orbita sua con minore arco.

32. 31 Sì passeggiando l'alta selva vòta,
32. 32 colpa di quella ch'al serpente crese,
32. 33 temprava i passi un'angelica nota.

32. 34 Forse in tre voli tanto spazio prese
32. 35 disfrenata saetta, quanto eramo
32. 36 rimossi, quando Beatrice scese.

32. 37 Io senti' mormorare a tutti «Adamo»;
32. 38 poi cerchiaro una pianta dispogliata
32. 39 di foglie e d'altra fronda in ciascun ramo.

32. 40 La coma sua, che tanto si dilata
32. 41 più quanto più è sù, fora da l'Indi
32. 42 ne' boschi lor per altezza ammirata.

32. 43 «Beato se', grifon, che non discindi
32. 44 col becco d'esto legno dolce al gusto,
32. 45 poscia che mal si torce il ventre quindi».

32. 46 Così dintorno a l'albero robusto
32. 47 gridaron li altri; e l'animal binato:
32. 48 «Sì si conserva il seme d'ogne giusto».

32. 49 E vòlto al temo ch'elli avea tirato,
32. 50 trasselo al piè de la vedova frasca,
32. 51 e quel di lei a lei lasciò legato.

32. 52 Come le nostre piante, quando casca
32. 53 giù la gran luce mischiata con quella
32. 54 che raggia dietro a la celeste lasca,

32. 55 turgide fansi, e poi si rinovella
32. 56 di suo color ciascuna, pria che 'l sole
32. 57 giunga li suoi corsier sotto altra stella;

32. 58 men che di rose e più che di viole
32. 59 colore aprendo, s'innovò la pianta,
32. 60 che prima avea le ramora sì sole.

32. 61 Io non lo 'ntesi, né qui non si canta
32. 62 l'inno che quella gente allor cantaro,
32. 63 né la nota soffersi tutta quanta.

32. 64 S'io potessi ritrar come assonnaro
32. 65 li occhi spietati udendo di Siringa,
32. 66 li occhi a cui pur vegghiar costò sì caro;

32. 67 come pintor che con essempro pinga,
32. 68 disegnerei com'io m'addormentai;
32. 69 ma qual vuol sia che l'assonnar ben finga.

32. 70 Però trascorro a quando mi svegliai,
32. 71 e dico ch'un splendor mi squarciò 'l velo
32. 72 del sonno e un chiamar: «Surgi: che fai?».

32. 73 Quali a veder de' fioretti del melo
32. 74 che del suo pome li angeli fa ghiotti
32. 75 e perpetue nozze fa nel cielo,

32. 76 Pietro e Giovanni e Iacopo condotti
32. 77 e vinti, ritornaro a la parola
32. 78 da la qual furon maggior sonni rotti,

32. 79 e videro scemata loro scuola
32. 80 così di Moisè come d'Elia,
32. 81 e al maestro suo cangiata stola;

32. 82 tal torna' io, e vidi quella pia
32. 83 sovra me starsi che conducitrice
32. 84 fu de' miei passi lungo 'l fiume pria.

32. 85 E tutto in dubbio dissi: «Ov'è Beatrice?».
32. 86 Ond'ella: «Vedi lei sotto la fronda
32. 87 nova sedere in su la sua radice.

32. 88 Vedi la compagnia che la circonda:
32. 89 li altri dopo 'l grifon sen vanno suso
32. 90 con più dolce canzone e più profonda».

32. 91 E se più fu lo suo parlar diffuso,
32. 92 non so, però che già ne li occhi m'era
32. 93 quella ch'ad altro intender m'avea chiuso.

32. 94 Sola sedeasi in su la terra vera,
32. 95 come guardia lasciata lì del plaustro
32. 96 che legar vidi a la biforme fera.

32. 97 In cerchio le facean di sé claustro
32. 98 le sette ninfe, con quei lumi in mano
32. 99 che son sicuri d'Aquilone e d'Austro.

32.100 «Qui sarai tu poco tempo silvano;
32.101 e sarai meco sanza fine cive
32.102 di quella Roma onde Cristo è romano.

32.103 Però, in pro del mondo che mal vive,
32.104 al carro tieni or li occhi, e quel che vedi,
32.105 ritornato di là, fa che tu scrive».

32.106 Così Beatrice; e io, che tutto ai piedi
32.107 d'i suoi comandamenti era divoto,
32.108 la mente e li occhi ov'ella volle diedi.

32.109 Non scese mai con sì veloce moto
32.110 foco di spessa nube, quando piove
32.111 da quel confine che più va remoto,

32.112 com'io vidi calar l'uccel di Giove
32.113 per l'alber giù, rompendo de la scorza,
32.114 non che d'i fiori e de le foglie nove;

32.115 e ferì 'l carro di tutta sua forza;
32.116 ond'el piegò come nave in fortuna,
32.117 vinta da l'onda, or da poggia, or da orza.

32.118 Poscia vidi avventarsi ne la cuna
32.119 del triunfal veiculo una volpe
32.120 che d'ogne pasto buon parea digiuna;

32.121 ma, riprendendo lei di laide colpe,
32.122 la donna mia la volse in tanta futa
32.123 quanto sofferser l'ossa sanza polpe.

32.124 Poscia per indi ond'era pria venuta,
32.125 l'aguglia vidi scender giù ne l'arca
32.126 del carro e lasciar lei di sé pennuta;

32.127 e qual esce di cuor che si rammarca,
32.128 tal voce uscì del cielo e cotal disse:
32.129 «O navicella mia, com'mal se' carca!».

32.130 Poi parve a me che la terra s'aprisse
32.131 tr'ambo le ruote, e vidi uscirne un drago
32.132 che per lo carro sù la coda fisse;

32.133 e come vespa che ritragge l'ago,
32.134 a sé traendo la coda maligna,
32.135 trasse del fondo, e gissen vago vago.

32.136 Quel che rimase, come da gramigna
32.137 vivace terra, da la piuma, offerta
32.138 forse con intenzion sana e benigna,

32.139 si ricoperse, e funne ricoperta
32.140 e l'una e l'altra rota e 'l temo, in tanto
32.141 che più tiene un sospir la bocca aperta.

32.142 Trasformato così 'l dificio santo
32.143 mise fuor teste per le parti sue,
32.144 tre sovra 'l temo e una in ciascun canto.

32.145 Le prime eran cornute come bue,
32.146 ma le quattro un sol corno avean per fronte:
32.147 simile mostro visto ancor non fue.

32.148 Sicura, quasi rocca in alto monte,
32.149 seder sovresso una puttana sciolta
32.150 m'apparve con le ciglia intorno pronte;

32.151 e come perché non li fosse tolta,
32.152 vidi di costa a lei dritto un gigante;
32.153 e baciavansi insieme alcuna volta.

32.154 Ma perché l'occhio cupido e vagante
32.155 a me rivolse, quel feroce drudo
32.156 la flagellò dal capo infin le piante;

32.157 poi, di sospetto pieno e d'ira crudo,
32.158 disciolse il mostro, e trassel per la selva,
32.159 tanto che sol di lei mi fece scudo
32.160 a la puttana e a la nova belva.
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