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 PURGATORIO CANTO 33

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MessaggioTitolo: PURGATORIO CANTO 33   Dom Feb 08, 2009 1:03 am

33. 1 "*Deus, venerunt gentes*", alternando
33. 2 or tre or quattro dolce salmodia,
33. 3 le donne incominciaro, e lagrimando;

33. 4 e Beatrice sospirosa e pia,
33. 5 quelle ascoltava sì fatta, che poco
33. 6 più a la croce si cambiò Maria.

33. 7 Ma poi che l'altre vergini dier loco
33. 8 a lei di dir, levata dritta in pè,
33. 9 rispuose, colorata come foco:

33. 10 "*Modicum, et non videbitis me;
33. 11 et iterum*, sorelle mie dilette,
33. 12 *modicum, et vos videbitis me*".

33. 13 Poi le si mise innanzi tutte e sette,
33. 14 e dopo sé, solo accennando, mosse
33. 15 me e la donna e 'l savio che ristette.

33. 16 Così sen giva; e non credo che fosse
33. 17 lo decimo suo passo in terra posto,
33. 18 quando con li occhi li occhi mi percosse;

33. 19 e con tranquillo aspetto «Vien più tosto»,
33. 20 mi disse, «tanto che, s'io parlo teco,
33. 21 ad ascoltarmi tu sie ben disposto».

33. 22 Sì com'io fui, com'io dovea, seco,
33. 23 dissemi: «Frate, perché non t'attenti
33. 24 a domandarmi omai venendo meco?».

33. 25 Come a color che troppo reverenti
33. 26 dinanzi a suo maggior parlando sono,
33. 27 che non traggon la voce viva ai denti.

33. 28 avvenne a me, che sanza intero suono
33. 29 incominciai: «Madonna, mia bisogna
33. 30 voi conoscete, e ciò ch'ad essa è buono».

33. 31 Ed ella a me: «Da tema e da vergogna
33. 32 voglio che tu omai ti disviluppe,
33. 33 sì che non parli più com'om che sogna.

33. 34 Sappi che 'l vaso che 'l serpente ruppe
33. 35 fu e non è; ma chi n'ha colpa, creda
33. 36 che vendetta di Dio non teme suppe.

33. 37 Non sarà tutto tempo sanza reda
33. 38 l'aguglia che lasciò le penne al carro,
33. 39 per che divenne mostro e poscia preda;

33. 40 ch'io veggio certamente, e però il narro,
33. 41 a darne tempo già stelle propinque,
33. 42 secure d'ogn'intoppo e d'ogni sbarro,

33. 43 nel quale un cinquecento diece e cinque,
33. 44 messo di Dio, anciderà la fuia
33. 45 con quel gigante che con lei delinque.

33. 46 E forse che la mia narrazion buia,
33. 47 qual Temi e Sfinge, men ti persuade,
33. 48 perch'a lor modo lo 'ntelletto attuia;

33. 49 ma tosto fier li fatti le Naiade,
33. 50 che solveranno questo enigma forte
33. 51 sanza danno di pecore o di biade.

33. 52 Tu nota; e sì come da me son porte,
33. 53 così queste parole segna a' vivi
33. 54 del viver ch'è un correre a la morte.

33. 55 E aggi a mente, quando tu le scrivi,
33. 56 di non celar qual hai vista la pianta
33. 57 ch'è or due volte dirubata quivi.

33. 58 Qualunque ruba quella o quella schianta,
33. 59 con bestemmia di fatto offende a Dio,
33. 60 che solo a l'uso suo la creò santa.

33. 61 Per morder quella, in pena e in disio
33. 62 cinquemilia anni e più l'anima prima
33. 63 bramò colui che 'l morso in sé punio.

33. 64 Dorme lo 'ngegno tuo, se non estima
33. 65 per singular cagione esser eccelsa
33. 66 lei tanto e sì travolta ne la cima.

33. 67 E se stati non fossero acqua d'Elsa
33. 68 li pensier vani intorno a la tua mente,
33. 69 e 'l piacer loro un Piramo a la gelsa,

33. 70 per tante circostanze solamente
33. 71 la giustizia di Dio, ne l'interdetto,
33. 72 conosceresti a l'arbor moralmente.

33. 73 Ma perch'io veggio te ne lo 'ntelletto
33. 74 fatto di pietra e, impetrato, tinto,
33. 75 sì che t'abbaglia il lume del mio detto,

33. 76 voglio anco, e se non scritto, almen dipinto,
33. 77 che 'l te ne porti dentro a te per quello
33. 78 che si reca il bordon di palma cinto».

33. 79 E io: «Sì come cera da suggello,
33. 80 che la figura impressa non trasmuta,
33. 81 segnato è or da voi lo mio cervello.

33. 82 Ma perché tanto sovra mia veduta
33. 83 vostra parola disiata vola,
33. 84 che più la perde quanto più s'aiuta?».

33. 85 «Perché conoschi», disse, «quella scuola
33. 86 c'hai seguitata, e veggi sua dottrina
33. 87 come può seguitar la mia parola;

33. 88 e veggi vostra via da la divina
33. 89 distar cotanto, quanto si discorda
33. 90 da terra il ciel che più alto festina».

33. 91 Ond'io rispuosi lei: «Non mi ricorda
33. 92 ch'i' straniasse me già mai da voi,
33. 93 né honne coscienza che rimorda».

33. 94 «E se tu ricordar non te ne puoi»,
33. 95 sorridendo rispuose, «or ti rammenta
33. 96 come bevesti di Letè ancoi;

33. 97 e se dal fummo foco s'argomenta,
33. 98 cotesta oblivion chiaro conchiude
33. 99 colpa ne la tua voglia altrove attenta.

33.100 Veramente oramai saranno nude
33.101 le mie parole, quanto converrassi
33.102 quelle scovrire a la tua vista rude».

33.103 E più corusco e con più lenti passi
33.104 teneva il sole il cerchio di merigge,
33.105 che qua e là, come li aspetti, fassi

33.106 quando s'affisser, sì come s'affigge
33.107 chi va dinanzi a gente per iscorta
33.108 se trova novitate o sue vestigge,

33.109 le sette donne al fin d'un'ombra smorta,
33.110 qual sotto foglie verdi e rami nigri
33.111 sovra suoi freddi rivi l'Alpe porta.

33.112 Dinanzi ad esse Eufratès e Tigri
33.113 veder mi parve uscir d'una fontana,
33.114 e, quasi amici, dipartirsi pigri.

33.115 «O luce, o gloria de la gente umana,
33.116 che acqua è questa che qui si dispiega
33.117 da un principio e sé da sé lontana?».

33.118 Per cotal priego detto mi fu: «Priega
33.119 Matelda che 'l ti dica». E qui rispuose,
33.120 come fa chi da colpa si dislega,

33.121 la bella donna: «Questo e altre cose
33.122 dette li son per me; e son sicura
33.123 che l'acqua di Letè non gliel nascose».

33.124 E Beatrice: «Forse maggior cura,
33.125 che spesse volte la memoria priva,
33.126 fatt'ha la mente sua ne li occhi oscura.

33.127 Ma vedi Eunoè che là diriva:
33.128 menalo ad esso, e come tu se' usa,
33.129 la tramortita sua virtù ravviva».

33.130 Come anima gentil, che non fa scusa,
33.131 ma fa sua voglia de la voglia altrui
33.132 tosto che è per segno fuor dischiusa;

33.133 così, poi che da essa preso fui,
33.134 la bella donna mossesi, e a Stazio
33.135 donnescamente disse: «Vien con lui».

33.136 S'io avessi, lettor, più lungo spazio
33.137 da scrivere, i' pur cantere' in parte
33.138 lo dolce ber che mai non m'avrìa sazio;

33.139 ma perché piene son tutte le carte
33.140 ordite a questa cantica seconda,
33.141 non mi lascia più ir lo fren de l'arte.

33.142 Io ritornai da la santissima onda
33.143 rifatto sì come piante novelle
33.144 rinnovellate di novella fronda,
33.145 puro e disposto a salire a le stelle.
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