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 INFERNO CANTO 15

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MessaggioTitolo: INFERNO CANTO 15   Dom Feb 08, 2009 12:46 am

15. 1 Ora cen porta l'un de' duri margini;
15. 2 e 'l fummo del ruscel di sopra aduggia,
15. 3 sì che dal foco salva l'acqua e li argini.

15. 4 Quali Fiamminghi tra Guizzante e Bruggia,
15. 5 temendo 'l fiotto che 'nver lor s'avventa,
15. 6 fanno lo schermo perché 'l mar si fuggia;

15. 7 e quali Padoan lungo la Brenta,
15. 8 per difender lor ville e lor castelli,
15. 9 anzi che Carentana il caldo senta:

15. 10 a tale imagine eran fatti quelli,
15. 11 tutto che né sì alti né sì grossi,
15. 12 qual che si fosse, lo maestro felli.

15. 13 Già eravam da la selva rimossi
15. 14 tanto, ch'i' non avrei visto dov'era,
15. 15 perch'io in dietro rivolto mi fossi,

15. 16 quando incontrammo d'anime una schiera
15. 17 che venìan lungo l'argine, e ciascuna
15. 18 ci riguardava come suol da sera

15. 19 guardare uno altro sotto nuova luna;
15. 20 e sì ver' noi aguzzavan le ciglia
15. 21 come 'l vecchio sartor fa ne la cruna.

15. 22 Così adocchiato da cotal famiglia,
15. 23 fui conosciuto da un, che mi prese
15. 24 per lo lembo e gridò: «Qual maraviglia!».

15. 25 E io, quando 'l suo braccio a me distese,
15. 26 ficcai li occhi per lo cotto aspetto,
15. 27 sì che 'l viso abbrusciato non difese

15. 28 la conoscenza sua al mio 'ntelletto;
15. 29 e chinando la mano a la sua faccia,
15. 30 rispuosi: «Siete voi qui, ser Brunetto?».

15. 31 E quelli: «O figliuol mio, non ti dispiaccia
15. 32 se Brunetto Latino un poco teco
15. 33 c e lascia andar la traccia».

15. 34 I' dissi lui: «Quanto posso, ven preco;
15. 35 e se volete che con voi m'asseggia,
15. 36 faròl, se piace a costui che vo seco».

15. 37 «O figliuol», disse, «qual di questa greggia
15. 38 s'arresta punto, giace poi cent'anni
15. 39 sanz'arrostarsi quando 'l foco il feggia.

15. 40 Però va oltre: i' ti verrò a' panni;
15. 41 e poi rigiugnerò la mia masnada,
15. 42 che va piangendo i suoi etterni danni».

15. 43 I' non osava scender de la strada
15. 44 per andar par di lui; ma 'l capo chino
15. 45 tenea com'uom che reverente vada.

15. 46 El cominciò: «Qual fortuna o destino
15. 47 anzi l'ultimo dì qua giù ti mena?
15. 48 e chi è questi che mostra 'l cammino?».

15. 49 «Là sù di sopra, in la vita serena»,
15. 50 rispuos'io lui, «mi smarri' in una valle,
15. 51 avanti che l'età mia fosse piena.

15. 52 Pur ier mattina le volsi le spalle:
15. 53 questi m'apparve, tornand'io in quella,
15. 54 e reducemi a ca per questo calle».

15. 55 Ed elli a me: «Se tu segui tua stella,
15. 56 non puoi fallire a glorioso porto,
15. 57 se ben m'accorsi ne la vita bella;

15. 58 e s'io non fossi sì per tempo morto,
15. 59 veggendo il cielo a te così benigno,
15. 60 dato t'avrei a l'opera conforto.

15. 61 Ma quello ingrato popolo maligno
15. 62 che discese di Fiesole *ab* antico,
15. 63 e tiene ancor del monte e del macigno,

15. 64 ti si farà, per tuo ben far, nimico:
15. 65 ed è ragion, ché tra li lazzi sorbi
15. 66 si disconvien fruttare al dolce fico.

15. 67 Vecchia fama nel mondo li chiama orbi;
15. 68 gent'è avara, invidiosa e superba:
15. 69 dai lor costumi fa che tu ti forbi.

15. 70 La tua fortuna tanto onor ti serba,
15. 71 che l'una parte e l'altra avranno fame
15. 72 di te; ma lungi fia dal becco l'erba.

15. 73 Faccian le bestie fiesolane strame
15. 74 di lor medesme, e non tocchin la pianta,
15. 75 s'alcuna surge ancora in lor letame,

15. 76 in cui riviva la sementa santa
15. 77 di que' Roman che vi rimaser quando
15. 78 fu fatto il nido di malizia tanta».

15. 79 «Se fosse tutto pieno il mio dimando»,
15. 80 rispuos'io lui, «voi non sareste ancora
15. 81 de l'umana natura posto in bando;

15. 82 ché 'n la mente m'è fitta, e or m'accora,
15. 83 la cara e buona imagine paterna
15. 84 di voi quando nel mondo ad ora ad ora

15. 85 m'insegnavate come l'uom s'etterna:
15. 86 e quant'io l'abbia in grado, mentr'io vivo
15. 87 convien che ne la mia lingua si scerna.

15. 88 Ciò che narrate di mio corso scrivo,
15. 89 e serbolo a chiosar con altro testo
15. 90 a donna che saprà, s'a lei arrivo.

15. 91 Tanto vogl'io che vi sia manifesto,
15. 92 pur che mia coscienza non mi garra,
15. 93 che a la Fortuna, come vuol, son presto.

15. 94 Non è nuova a li orecchi miei tal arra:
15. 95 però giri Fortuna la sua rota
15. 96 come le piace, e 'l villan la sua marra».

15. 97 Lo mio maestro allora in su la gota
15. 98 destra si volse in dietro, e riguardommi;
15. 99 poi disse: «Bene ascolta chi la nota».

15.100 Né per tanto di men parlando vommi
15.101 con ser Brunetto, e dimando chi sono
15.102 li suoi compagni più noti e più sommi.

15.103 Ed elli a me: «Saper d'alcuno è buono;
15.104 de li altri fia laudabile tacerci,
15.105 ché 'l tempo sarìa corto a tanto suono.

15.106 In somma sappi che tutti fur cherci
15.107 e litterati grandi e di gran fama,
15.108 d'un peccato medesmo al mondo lerci.

15.109 Priscian sen va con quella turba grama,
15.110 e Francesco d'Accorso anche; e vedervi,
15.111 s'avessi avuto di tal tigna brama,

15.112 colui potei che dal servo de' servi
15.113 fu trasmutato d'Arno in Bacchiglione,
15.114 dove lasciò li mal protesi nervi.

15.115 Di più direi; ma 'l venire e 'l sermone
15.116 più lungo esser non può, però ch'i' veggio
15.117 là surger nuovo fummo del sabbione.

15.118 Gente vien con la quale esser non deggio.
15.119 Sieti raccomandato il mio Tesoro
15.120 nel qual io vivo ancora, e più non cheggio».

15.121 Poi si rivolse, e parve di coloro
15.122 che corrono a Verona il drappo verde
15.123 per la campagna; e parve di costoro
15.124 quelli che vince, non colui che perde.
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