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 INFERNO CANTO 16

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MessaggioTitolo: INFERNO CANTO 16   Dom Feb 08, 2009 12:46 am

16. 1 Già era in loco onde s'udìa 'l rimbombo
16. 2 de l'acqua che cadea ne l'altro giro,
16. 3 simile a quel che l'arnie fanno rombo,

16. 4 quando tre ombre insieme si partiro,
16. 5 correndo, d'una torma che passava
16. 6 sotto la pioggia de l'aspro martiro.

16. 7 Venian ver noi, e ciascuna gridava:
16. 8 «Sòstati tu ch'a l'abito ne sembri
16. 9 esser alcun di nostra terra prava».

16. 10 Ahimè, che piaghe vidi ne' lor membri
16. 11 ricenti e vecchie, da le fiamme incese!
16. 12 Ancor men duol pur ch'i' me ne rimembri.

16. 13 A le lor grida il mio dottor s'attese;
16. 14 volse 'l viso ver me, e: «Or aspetta»,
16. 15 disse «a costor si vuole esser cortese.

16. 16 E se non fosse il foco che saetta
16. 17 la natura del loco, i' dicerei
16. 18 che meglio stesse a te che a lor la fretta».

16. 19 Ricominciar, come noi restammo, ei
16. 20 l'antico verso; e quando a noi fuor giunti,
16. 21 fenno una rota di sé tutti e trei.

16. 22 Qual sogliono i campion far nudi e unti,
16. 23 avvisando lor presa e lor vantaggio,
16. 24 prima che sien tra lor battuti e punti,

16. 25 così rotando, ciascuno il visaggio
16. 26 drizzava a me, sì che 'n contraro il collo
16. 27 faceva ai piè continuo viaggio.

16. 28 E «Se miseria d'esto loco sollo
16. 29 rende in dispetto noi e nostri prieghi»,
16. 30 cominciò l'uno «e 'l tinto aspetto e brollo,

16. 31 la fama nostra il tuo animo pieghi
16. 32 a dirne chi tu se', che i vivi piedi
16. 33 così sicuro per lo 'nferno freghi.

16. 34 Questi, l'orme di cui pestar mi vedi,
16. 35 tutto che nudo e dipelato vada,
16. 36 fu di grado maggior che tu non credi:

16. 37 nepote fu de la buona Gualdrada;
16. 38 Guido Guerra ebbe nome, e in sua vita
16. 39 fece col senno assai e con la spada.

16. 40 L'altro, ch'appresso me la rena trita,
16. 41 è Tegghiaio Aldobrandi, la cui voce
16. 42 nel mondo sù dovrìa esser gradita.

16. 43 E io, che posto son con loro in croce,
16. 44 Iacopo Rusticucci fui; e certo
16. 45 la fiera moglie più ch'altro mi nuoce».

16. 46 S'i' fossi stato dal foco coperto,
16. 47 gittato mi sarei tra lor di sotto,
16. 48 e credo che 'l dottor l'avria sofferto;

16. 49 ma perch'io mi sarei brusciato e cotto,
16. 50 vinse paura la mia buona voglia
16. 51 che di loro abbracciar mi facea ghiotto.

16. 52 Poi cominciai: «Non dispetto, ma doglia
16. 53 la vostra condizion dentro mi fisse,
16. 54 tanta che tardi tutta si dispoglia,

16. 55 tosto che questo mio segnor mi disse
16. 56 parole per le quali i' mi pensai
16. 57 che qual voi siete, tal gente venisse.

16. 58 Di vostra terra sono, e sempre mai
16. 59 l'ovra di voi e li onorati nomi
16. 60 con affezion ritrassi e ascoltai.

16. 61 Lascio lo fele e vo per dolci pomi
16. 62 promessi a me per lo verace duca;
16. 63 ma 'nfino al centro pria convien ch'i' tomi».

16. 64 «Se lungamente l'anima conduca
16. 65 le membra tue», rispuose quelli ancora,
16. 66 «e se la fama tua dopo te luca,

16. 67 cortesia e valor dì se dimora
16. 68 ne la nostra città sì come suole,
16. 69 o se del tutto se n'è gita fora;

16. 70 ché Guiglielmo Borsiere, il qual si duole
16. 71 con noi per poco e va là coi compagni,
16. 72 assai ne cruccia con le sue parole».

16. 73 «La gente nuova e i sùbiti guadagni
16. 74 orgoglio e dismisura han generata,
16. 75 Fiorenza, in te, sì che tu già ten piagni».

16. 76 Così gridai con la faccia levata;
16. 77 e i tre, che ciò inteser per risposta,
16. 78 guardar l'un l'altro com'al ver si guata.

16. 79 «Se l'altre volte sì poco ti costa»,
16. 80 rispuoser tutti «il satisfare altrui,
16. 81 felice te se sì parli a tua posta!

16. 82 Però, se campi d'esti luoghi bui
16. 83 e torni a riveder le belle stelle,
16. 84 quando ti gioverà dicere "I' fui",

16. 85 fa che di noi a la gente favelle».
16. 86 Indi rupper la rota, e a fuggirsi
16. 87 ali sembiar le gambe loro isnelle.

16. 88 Un amen non saria potuto dirsi
16. 89 tosto così com'e' fuoro spariti;
16. 90 per ch'al maestro parve di partirsi.

16. 91 Io lo seguiva, e poco eravam iti,
16. 92 che 'l suon de l'acqua n'era sì vicino,
16. 93 che per parlar saremmo a pena uditi.

16. 94 Come quel fiume c'ha proprio cammino
16. 95 prima dal Monte Viso 'nver' levante,
16. 96 da la sinistra costa d'Apennino,

16. 97 che si chiama Acquacheta suso, avante
16. 98 che si divalli giù nel basso letto,
16. 99 e a Forlì di quel nome è vacante,

16.100 rimbomba là sovra San Benedetto
16.101 de l'Alpe per cadere ad una scesa
16.102 ove dovea per mille esser recetto;

16.103 così, giù d'una ripa discoscesa,
16.104 trovammo risonar quell'acqua tinta,
16.105 sì che 'n poc'ora avria l'orecchia offesa.

16.106 Io avea una corda intorno cinta,
16.107 e con essa pensai alcuna volta
16.108 prender la lonza a la pelle dipinta.

16.109 Poscia ch'io l'ebbi tutta da me sciolta,
16.110 sì come 'l duca m'avea comandato,
16.111 porsila a lui aggroppata e ravvolta.

16.112 Ond'ei si volse inver' lo destro lato,
16.113 e alquanto di lunge da la sponda
16.114 la gittò giuso in quell'alto burrato.

16.115 "E' pur convien che novità risponda"
16.116 dicea fra me medesmo "al novo cenno
16.117 che 'l maestro con l'occhio sì seconda".

16.118 Ahi quanto cauti li uomini esser dienno
16.119 presso a color che non veggion pur l'ovra,
16.120 ma per entro i pensier miran col senno!

16.121 El disse a me: «Tosto verrà di sovra
16.122 ciò ch'io attendo e che il tuo pensier sogna:
16.123 tosto convien ch'al tuo viso si scovra».

16.124 Sempre a quel ver c'ha faccia di menzogna
16.125 de' l'uom chiuder le labbra fin ch'el puote,
16.126 però che sanza colpa fa vergogna;

16.127 ma qui tacer nol posso; e per le note
16.128 di questa comedìa, lettor, ti giuro,
16.129 s'elle non sien di lunga grazia vòte,

16.130 ch'i' vidi per quell'aere grosso e scuro
16.131 venir notando una figura in suso,
16.132 maravigliosa ad ogne cor sicuro,

16.133 sì come torna colui che va giuso
16.134 talora a solver l'àncora ch'aggrappa
16.135 o scoglio o altro che nel mare è chiuso,
16.136 che 'n sù si stende, e da piè si rattrappa.
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