IL FORUM DI SIMONE PERAINO

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 INFERNO CANTO 21

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MessaggioTitolo: INFERNO CANTO 21   Dom Feb 08, 2009 12:43 am

21. 1 Così di ponte in ponte, altro parlando
21. 2 che la mia comedìa cantar non cura,
21. 3 venimmo; e tenavamo 'l colmo, quando

21. 4 restammo per veder l'altra fessura
21. 5 di Malebolge e li altri pianti vani;
21. 6 e vidila mirabilmente oscura.

21. 7 Quale ne l'arzanà de' Viniziani
21. 8 bolle l'inverno la tenace pece
21. 9 a rimpalmare i legni lor non sani,

21. 10 ché navicar non ponno - in quella vece
21. 11 chi fa suo legno novo e chi ristoppa
21. 12 le coste a quel che più viaggi fece;

21. 13 chi ribatte da proda e chi da poppa;
21. 14 altri fa remi e altri volge sarte;
21. 15 chi terzeruolo e artimon rintoppa -;

21. 16 tal, non per foco, ma per divin'arte,
21. 17 bollia là giuso una pegola spessa,
21. 18 che 'nviscava la ripa d'ogne parte.

21. 19 I' vedea lei, ma non vedea in essa
21. 20 mai che le bolle che 'l bollor levava,
21. 21 e gonfiar tutta, e riseder compressa.

21. 22 Mentr'io là giù fisamente mirava,
21. 23 lo duca mio, dicendo «Guarda, guarda!»,
21. 24 mi trasse a sé del loco dov'io stava.

21. 25 Allor mi volsi come l'uom cui tarda
21. 26 di veder quel che li convien fuggire
21. 27 e cui paura sùbita sgagliarda,

21. 28 che, per veder, non indugia 'l partire:
21. 29 e vidi dietro a noi un diavol nero
21. 30 correndo su per lo scoglio venire.

21. 31 Ahi quant'elli era ne l'aspetto fero!
21. 32 e quanto mi parea ne l'atto acerbo,
21. 33 con l'ali aperte e sovra i piè leggero!

21. 34 L'omero suo, ch'era aguto e superbo,
21. 35 carcava un peccator con ambo l'anche,
21. 36 e quei tenea de' piè ghermito 'l nerbo.

21. 37 Del nostro ponte disse: «O Malebranche,
21. 38 ecco un de li anzian di Santa Zita!
21. 39 Mettetel sotto, ch'i' torno per anche

21. 40 a quella terra che n'è ben fornita:
21. 41 ogn'uom v'è barattier, fuor che Bonturo;
21. 42 del no, per li denar vi si fa *ita*».

21. 43 Là giù 'l buttò, e per lo scoglio duro
21. 44 si volse; e mai non fu mastino sciolto
21. 45 con tanta fretta a seguitar lo furo.

21. 46 Quel s'attuffò, e tornò sù convolto;
21. 47 ma i demon che del ponte avean coperchio,
21. 48 gridar: «Qui non ha loco il Santo Volto:

21. 49 qui si nuota altrimenti che nel Serchio!
21. 50 Però, se tu non vuo' di nostri graffi,
21. 51 non far sopra la pegola soverchio».

21. 52 Poi l'addentar con più di cento raffi,
21. 53 disser: «Coverto convien che qui balli,
21. 54 sì che, se puoi, nascosamente accaffi».

21. 55 Non altrimenti i cuoci a' lor vassalli
21. 56 fanno attuffare in mezzo la caldaia
21. 57 la carne con li uncin, perché non galli.

21. 58 Lo buon maestro «Acciò che non si paia
21. 59 che tu ci sia», mi disse, «giù t'acquatta
21. 60 dopo uno scheggio, ch'alcun schermo t'aia;

21. 61 e per nulla offension che mi sia fatta,
21. 62 non temer tu, ch'i' ho le cose conte,
21. 63 perch'altra volta fui a tal baratta».

21. 64 Poscia passò di là dal co del ponte;
21. 65 e com'el giunse in su la ripa sesta,
21. 66 mestier li fu d'aver sicura fronte.

21. 67 Con quel furore e con quella tempesta
21. 68 ch'escono i cani a dosso al poverello
21. 69 che di sùbito chiede ove s'arresta,

21. 70 usciron quei di sotto al ponticello,
21. 71 e volser contra lui tutt'i runcigli;
21. 72 ma el gridò: «Nessun di voi sia fello!

21. 73 Innanzi che l'uncin vostro mi pigli,
21. 74 traggasi avante l'un di voi che m'oda,
21. 75 e poi d'arruncigliarmi si consigli».

21. 76 Tutti gridaron: «Vada Malacoda!»;
21. 77 per ch'un si mosse - e li altri stetter fermi -,
21. 78 e venne a lui dicendo: «Che li approda?».

21. 79 «Credi tu, Malacoda, qui vedermi
21. 80 esser venuto», disse 'l mio maestro,
21. 81 «sicuro già da tutti vostri schermi,

21. 82 sanza voler divino e fato destro?
21. 83 Lascian'andar, ché nel cielo è voluto
21. 84 ch'i' mostri altrui questo cammin silvestro».

21. 85 Allor li fu l'orgoglio sì caduto,
21. 86 ch'e' si lasciò cascar l'uncino a' piedi,
21. 87 e disse a li altri: «Omai non sia feruto».

21. 88 E 'l duca mio a me: «O tu che siedi
21. 89 tra li scheggion del ponte quatto quatto,
21. 90 sicuramente omai a me ti riedi».

21. 91 Per ch'io mi mossi, e a lui venni ratto;
21. 92 e i diavoli si fecer tutti avanti,
21. 93 sì ch'io temetti ch'ei tenesser patto;

21. 94 così vid'io già temer li fanti
21. 95 ch'uscivan patteggiati di Caprona,
21. 96 veggendo sé tra nemici cotanti.

21. 97 I' m'accostai con tutta la persona
21. 98 lungo 'l mio duca, e non torceva li occhi
21. 99 da la sembianza lor ch'era non buona.

21.100 Ei chinavan li raffi e «Vuo' che 'l tocchi»,
21.101 diceva l'un con l'altro, «in sul groppone?».
21.102 E rispondien: «Sì, fa che gliel'accocchi!».

21.103 Ma quel demonio che tenea sermone
21.104 col duca mio, si volse tutto presto,
21.105 e disse: «Posa, posa, Scarmiglione!».

21.106 Poi disse a noi: «Più oltre andar per questo
21.107 iscoglio non si può, però che giace
21.108 tutto spezzato al fondo l'arco sesto.

21.109 E se l'andare avante pur vi piace,
21.110 andatevene su per questa grotta;
21.111 presso è un altro scoglio che via face.

21.112 Ier, più oltre cinqu'ore che quest'otta,
21.113 mille dugento con sessanta sei
21.114 anni compié che qui la via fu rotta.

21.115 Io mando verso là di questi miei
21.116 a riguardar s'alcun se ne sciorina;
21.117 gite con lor, che non saranno rei».

21.118 «Tra'ti avante, Alichino, e Calcabrina»,
21.119 cominciò elli a dire, «e tu, Cagnazzo;
21.120 e Barbariccia guidi la decina.

21.121 Libicocco vegn'oltre e Draghignazzo,
21.122 Ciriatto sannuto e Graffiacane
21.123 e Farfarello e Rubicante pazzo.

21.124 Cercate 'ntorno le boglienti pane;
21.125 costor sian salvi infino a l'altro scheggio
21.126 che tutto intero va sovra le tane».

21.127 «Omè, maestro, che è quel ch'i' veggio?»,
21.128 diss'io, «deh, sanza scorta andianci soli,
21.129 se tu sa' ir; ch'i' per me non la cheggio.

21.130 Se tu se' sì accorto come suoli,
21.131 non vedi tu ch'e' digrignan li denti,
21.132 e con le ciglia ne minaccian duoli?».

21.133 Ed elli a me: «Non vo' che tu paventi;
21.134 lasciali digrignar pur a lor senno,
21.135 ch'e' fanno ciò per li lessi dolenti».

21.136 Per l'argine sinistro volta dienno;
21.137 ma prima avea ciascun la lingua stretta
21.138 coi denti, verso lor duca, per cenno;
21.139 ed elli avea del cul fatto trombetta.
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